Sanguinetto, i due secoli della chiesa

Solenne concelebrazione presieduta dal vescovo Cavina

| DI Beatrice Castioni

Sanguinetto, i due secoli della chiesa
Ci sono luoghi che non appartengono soltanto al passato: custodiscono il tempo e continuano a parlare alle generazioni. La chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire di Sanguinetto è uno di questi. Infatti la sua costruzione venne completata nel 1826, dopo la demolizione del precedente edificio, divenuto ormai insufficiente per una popolazione in crescita. Progettata dall’architetto veronese Giovanni Canella, fu inaugurata l’8 ottobre 1826 e consacrata il 3 maggio 1835 dal vescovo di Verona Giuseppe Grasser. Il parroco don Camillo Maria Sommariva raccontò quei giorni come un momento di grande entusiasmo e partecipazione popolare, sottolineando i sacrifici affrontati dalla comunità per realizzare la nuova chiesa.
Nel corso dei decenni il tempio venne arricchito e decorato. Tra il 1925 e il 1929 il pittore veronese Gaetano Miolato realizzò importanti affreschi, tra cui le quattordici stazioni della Via Crucis, il Martirio di San Giorgio, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci e l’Ultima Cena nel presbiterio. Nel 1928 Agostino Pegrassi dipinse la grande Risurrezione di Cristo.
Come sottolinea il parroco don Mattia Compri, il bicentenario è «un momento di gratitudine e di responsabilità verso la nostra storia»: gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto e responsabilità nel custodirlo e consegnarlo alle generazioni future.
Da mercoledì 7 sono in corso le giornate eucaristiche, tre giorni di adorazione, preghiera, silenzio e ascolto, con la predicazione di don Matteo Zandonà, collaboratore a Soave. Momento centrale delle celebrazioni sarà domenica 11 ottobre. Oltre alle Messe del mattino alle 8.30 e alle 11, nel pomeriggio alle 16 si terrà la rassegna “Campane in festa”, dedicata ai 200 anni della chiesa. Alle 18 inizierà la solenne concelebrazione presieduta da mons. Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, con il rito della Trasmigratio: sul sagrato verrà così rivissuto il ricordo del primo ingresso della comunità nella chiesa nel 1826. La giornata si concluderà alle 20 con un breve spettacolo pirotecnico, seguito dal risotto organizzato dal circolo Noi. Infine lunedì 12 alle 15 al cimitero la Messa per tutti i defunti della parrocchia.
Il bicentenario, dunque, non vuole essere soltanto una celebrazione del passato. È una consegna. Come don Sommariva nel 1826 parlava degli “immani sacrifici” compiuti per costruire la chiesa e don Romagnoli un secolo dopo ricordava la fede e la generosità dei suoi parrocchiani, oggi la comunità è chiamata a fare la propria parte.

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