Un festoso scampanio ha accolto, domenica 13 settembre, il vescovo Domenico Pompili, ritornato, un anno dopo, a S. Zeno di Montagna per ritrovare la comunità. Motivo per fare festa c’era davvero: si sono conclusi infatti i lavori di restauro del campanile e, per la prima volta dopo anni, le campane hanno suonato a concerto secondo il sistema veronese diffondendo la loro melodia per tutto il paese.
Gioia e soddisfazione sono state espresse da don Gianni Pippa, parroco di San Zeno di Montagna e Lumini-Prada proprio dallo scorso settembre, che, riprendendo una scena tratta da uno dei celebri film di don Camillo e dell’onorevole Peppone, ha felicemente commentato: «A seguito di tafferugli scoppiati in piazza, un giovane venne ucciso e don Camillo disse: “Signore, questo giovane, morendo, ha chiesto il suono di una campana. Chiedendo il suono di una campana, è come se avesse chiesto la voce di Dio!”. Il significato e il valore della presenza del campanile e delle campane è tutto qui: i rintocchi scandiscono la voce di Dio in mezzo alle vicende umane, liete o tristi, di gioia o di preoccupazione. Sono una spinta alla fede, in Dio che è presente in mezzo a noi, dall’alba al tramonto, giorno e notte; danno slancio alla speranza, perché rinnovano la certezza che la vita può risorgere sempre; danno voce alla gioia di essere fratelli, perché il concerto delle campane ti dice che l’armonia più bella si rivela dove si è insieme».
Dopo un lungo iter burocratico e progettuale, si è completato quindi il restauro conservativo del campanile, iniziato a marzo e concluso a luglio; l’intervento si era reso necessario per danneggiamenti importanti alla struttura e usura della copertura; a metà agosto all’interno della cella sono state riposizionate le sette campane in bronzo, che con le oscillazioni ne avevano minato la sicurezza e che da quasi 2.500 giorni non erano state più suonate. Il campanile ora svetta imponente accanto alla sua chiesa sfoggiando tutta la linda bellezza data dall’alternarsi del Rosso Verona, del Biancone e del Nembro Rosato e dalla copertura dello stesso in rame che luccica anche da lontano: «Mentre i campanili della sponda veronese del Garda sono intonacati, quello di S. Zeno di Montagna in marmo – sottolinea Ludovico Bonafini, uno dei volontari del Gruppo Campanari – è un unicum e la stessa cupola a cipolla richiama l’architettura religiosa dell’area alpina e ricorda l’epoca della sua ultimazione quando la zona faceva parte del Lombardo Veneto, regno dell’Impero austriaco».
Lo ha solennemente benedetto il vescovo Domenico al termine della Messa serale da lui presieduta. Dopo aver commentato il brano del vangelo di Matteo incentrato sul perdono, ha sottolineato: «Il campanile oggi recupera la propria vocazione e le campane fanno di nuovo da sottofondo alla vita di questa comunità; esse si fanno interpreti della musica del Vangelo e suonano per tutti indistintamente: il loro suono, anche se invisibile, è toccante, ci fa vibrare e penetra dentro di noi come la voce di Dio».
La benedizione è stata accompagnata dai ritocchi delle sette campane, sei dedicate a Santi diversi (S. Zeno, S. Luigi Gonzaga, S. Marco, S. Martino di Tours, S. Stefano e S. Paolo) e una a S. Maria Regina, accompagnati da un’invocazione a seconda del significato e della funzione di ciascuna.