Una chiesa gremita con sedie anche all’esterno, l’emozione di una comunità che si ritrova dopo mesi segnati dal dolore e la speranza di un nuovo cammino da costruire insieme. La scorsa domenica 11 ottobre, San Martino della Battaglia ha accolto ufficialmente mons. Giovanni Ottaviani, il nuovo parroco chiamato a raccogliere il testimone di don Claudio Donati, scomparso il 30 gennaio scorso. Una celebrazione intensa, presieduta dal Vescovo, che ha unito il ricordo, la gratitudine e la fiducia nel futuro, nel segno di una frase destinata a diventare un augurio per tutta la comunità: «Solo l’amore resta, tutto il resto passa».
Presenti molti sacerdoti delle comunità limitrofe, i rappresentanti dell’amministrazione comunale e delle associazioni locali. Ad accompagnare la celebrazione, all’ingresso la banda cittadina che ha accolto i fedeli e l’animazione del coro parrocchiale.
La lettura del decreto di nomina, affidata al vicario foraneo don Damiano Fiorio, che ha retto la parrocchia dopo la morte di don Claudio, ha segnato ufficialmente l’inizio di un nuovo cammino per la comunità.
Monsignor Giovanni Ottaviani, 68 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1988 e ha maturato una lunga esperienza tra pastorale e formazione teologica. Dopo il servizio nella Segreteria di Stato vaticana, è stato rettore del santuario della Madonna della Corona e parroco a Bardolino, Cisano e Lugagnano. È inoltre guida spirituale del gruppo diocesano “Tuo figlio vive”, che sostiene le famiglie colpite dalla perdita di un figlio. Un impegno particolarmente significativo, che potrà proseguire anche nella nuova destinazione e al quale il sacerdote ha dedicato un pensiero nel suo saluto e attraverso una esposizione fotografica all’ingresso della chiesa.
Nell’omelia, il vescovo Domenico Pompili ha invitato i fedeli a guardare alla vita come a una chiamata, una sorpresa che ci precede e non dipende soltanto dalle nostre scelte. «Sono pensato, dunque esisto»: da questa nuova consapevolezza nasce la fede e prende forma anche il servizio di chi è chiamato a guidare una comunità. Al nuovo parroco, il Vescovo ha affidato l’augurio di aiutare i fedeli a riconoscere la vita come una «chiamata alle nozze con Dio», agganciandosi alle parole di don Primo Mazzolari: «Signor parroco ci parli lei col cuore che ha e che sa, non soltanto con in mano l’aspensorio ma col suo cuore spalancato di padre». Un invito a essere guida attraverso l’ascolto, la vicinanza e l’umanità.
A nome del Consiglio pastorale, Michele Iammarino ha ricordato il dolore legato alla scomparsa di don Claudio, sottolineando però anche la vitalità della parrocchia, dotata di una bella chiesa, di un oratorio curato e di una comunità che negli anni ha imparato a coltivare uno sguardo aperto, generoso e solidale. «Abbiamo apprezzato la tua intenzione di entrare in questa parrocchia in punta di piedi», ha affermato, augurando a don Giovanni «un cammino condiviso nel segno della sinodalità». La comunità ha inoltre ringraziato don Francesco Ballarini, padre Gianni Brentegani e don Fiorio per la vicinanza e il servizio offerti durante i mesi di transizione.
Il sindaco di Desenzano Guido Malinverno ha evidenziato il valore dell’arrivo di un sacerdote con un’esperienza così ricca, capace di portare nella comunità il proprio vissuto di «prete di campagna e di lago, e di teologo». A nome dell’amministrazione, ha assicurato «collaborazione e disponibilità per costruire insieme il futuro, valorizzando le risorse a beneficio di tutti».
Visibilmente emozionato, don Giovanni ha ringraziato per l’accoglienza, definendo un dono la possibilità di intrecciare la propria vita con quella delle famiglie di San Martino e di tornare al suo amato lago. Ha rivolto un pensiero agli amici di Lugagnano e Bardolino, alle famiglie del gruppo “Tuo figlio vive” e ai sacerdoti che lo hanno preceduto in questi mesi, ricordando anche mons. Giovanni Allevi e don Donati che sente vicini dal cielo. «Per le idee e le iniziative ci sarà tempo», ha detto, chiudendo con le parole di san Paolo: «Abbiate gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù». E un’ultima frase che racchiude il senso del suo ministero e l’augurio per la nuova comunità: «Solo l’amore resta, tutto il resto passa». [F. Gar.]