«Quando iniziai il cammino, negli anni Novanta, la mia famiglia attraversava un momento di difficoltà, pensavo che non sarebbe durato molto. Ma una parola mi folgorò: “Il Signore ti ama così come sei”. E oggi posso testimoniare non solo che, insieme a mia moglie, facciamo ancora parte della seconda comunità, ma che nello stesso cammino ci sono i nostri figli».
Inumidisce gli occhi la risonanza di Paolo, neocatecumenale di San Pietro Apostolo, dove sabato il vescovo Domenico Pompili ha presieduto la Messa per i cinquant’anni di presenza del movimento nella parrocchia di Borgo Trento, che in mezzo secolo ha visto avvicendarsi come guida spirituale delle comunità diversi presbiteri (vivo, in particolare, il ricordo di don Egidio Antoniazzi), ma anche catechisti.
Tra i veterani c’era l’accolito Adolfo Regattieri, che a nome di tutti i fratelli e sorelle presenti ha dato il benvenuto al pastore della Chiesa di Verona e presentato le sei comunità – l’ultima nata appena qualche mese fa –, tra gli altri menzionando Francesco Schiesari, il primo catechista della prima comunità. L’album dei ricordi è ricco di immagini, dai primi passi mossi nel 1975 con alcuni incontri all’Istituto Sorelle della Misericordia, ricordato dall’avvocato Giovanni Avesani, altro punto di riferimento dei neocatecumenali di San Pietro Apostolo. Tante famiglie del cammino hanno addirittura rinunciato alle proprie comodità, lasciando Verona per portare, in forma di missione, il carisma del fondatore Kiko Argüello in altri Paesi.
«La parola e il modo di vivere di Gesù suonano paradossali persino a Giovanni il Battista. Perché quest’ultimo aveva atteso questo momento per “mettere in chiaro le cose”, cioè per dividere la gramigna del grano, invece si ritrova davanti uno che parla di misericordia, di compassione, mischiandosi con uomini corrotti e di malaffare. In tal senso Gesù è uno scandalo, capovolge il nostro naturale modo di pensare. Lo fa soprattutto attraverso dei segni (ciechi che riacquistano la vista… ndr), e lo fa per dirci una cosa importante: che il Vangelo si traduce in fatti. Perché non è “informazione”, bensì trasformazione», ha esordito Pompili, a commento del Vangelo domenicale, anche per collegarsi all’esperienza del cammino neocatecumenale. «A vostro modo anche voi – ha infatti spiegato il Vescovo – siete stati motivo di scandalo, perché avete percorso una strada che inizialmente è stata interpretata in modo problematico. Siete stati scandalo perché avete seguito il Maestro in una forma che andava ben oltre una certa convenzione». Una realtà che ancora dopo tanti anni si distingue, da un lato, per l’approccio alla Parola di Dio. «Una Parola che ha aperto i vostri occhi riflettendo ciò che dice l’apostolo Paolo, ossia che “la Parola nasce dall’ascolto”». Dall’altro, per la sua generatività. «Il mio augurio – ha concluso Pompili – è che voi possiate continuare a far vivere la vostra esperienza di fede nella vostra comunità di appartenenza ma che essa possa altresì sciogliersi all’interno di quella che è una grande Chiesa con il Padre».
Con i segni parlava il Figlio di Dio e di segni si è vestita la liturgia (concelebrata dal parroco don Stefano Origano, affiancato da don Renzo Zocca, don Francesco Zorzi, monsignor Ilario Rinaldi; padre Hospice Hounyeme, camilliano; padre Luigi Pedretti, monfortano; padre Aldo Guardini, stimmatino; e monsignor Silvano Mantovani): dalla festosa danza finale alla tradizionale agape.