Monumentale il manufatto, composto di 510 canne e sei campanini in ottone; monumentale il suono. Proprio come quello per tradizione richiesto dalle grandi cattedrali del Nord Europa, dove oltre a dover riempire uno spazio importante, la voce dell’organo doveva (deve) sostenere le strutture corali tipiche dei culti protestanti.
Ma nel gioiello inaugurato lo scorso venerdì nella cantoria della chiesa di San Pietro Apostolo (Borgo Trento), realizzato già nel 2001 e dopo alterne peregrinazioni, tra cui un passaggio nella chiesa di San Procolo, approdato qui sia per la fruizione pubblica attraverso concerti e nell’accompagnamento delle celebrazioni liturgiche, sia per un uso formativo, c’è molto di più. Il nuovo organo si fregia infatti di tutta l’eccellenza della manifattura scaligera quale quella incarnata dall’artigiano Giorgio Carli di Pescantina.
Una qualità percepita anche dai non addetti ai lavori, grazie al primo dei due concerti organizzati da Fondazione Cariverona (finanziatrice del progetto) e dal Conservatorio Dall’Abaco (proprietario dell’organo Carli Op. 76), accorpati sotto il titolo “L’Arte che risuona”. Interprete d’eccezione nella serata inaugurale Massimiliano Raschietti, acclamato solista anche in Sud America e in Giappone.
Entusiasta la comunità parrocchiale che, insieme al parroco don Stefano Origano, il quale ha accolto lo strumento in deposito gratuito per quattro anni, ha vissuto l’inaugurazione ufficiale dello strumento gustando un repertorio originale da Scheidemann a Bach, che ha abbracciato brani liturgici e non. «Nel Nord Italia questo organo è unico nel suo genere, ha la pronuncia tipica degli strumenti del Nord Europa, che sanno coniugare un suono forte, pieno, armonioso, con una certa dolcezza. L’Op. 76, inoltre, risuona come un bozzolo sonoro, una nuvola che dall’alto scende sul pubblico per avvolgerlo delicatamente. O almeno è quello che mi auguro», ha detto Carli.
«Esprimiamo la nostra profonda gratitudine verso Fondazione Cariverona che nella primavera del 2022 ha donato al nostro Conservatorio uno strumento di alta manifattura che, ancora una volta, qualifica il territorio veronese per la sua peculiare ed elevata tradizione artigiana», hanno poi spiegato la presidente e la direttrice del Conservatorio, rispettivamente Daniela Brunello e Isabella Lo Porto. «Da allora molti passi sono stati fatti per trovare la giusta dimora, poiché collocare una “creatura” di ragguardevoli dimensioni e dalle peculiari caratteristiche, richiede uno sforzo collettivo che ha visto coinvolte a diverso titolo molte persone». Non solo un bene di alto pregio che da privato diventa bene “collettivo”, ma anche un’opportunità per tanti giovani allievi del Conservatorio stesso che vorranno e potranno affinare i propri studi cimentandosi sull’organo Carli, e magari tenere concerti con cui divulgare altresì il repertorio, meno conosciuto, extraliturgico, il quale può fregiarsi di partiture di autori contemporanei altrettanto raffinate.
“Non soltanto un intervento a favore della musica, ma un gesto concreto di fiducia nelle nuove generazioni e nella loro possibilità di crescere attraverso esperienze formative di qualità”, ha affermato Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona, in una nota inserita nel programma di sala.
Nel secondo concerto a San Pietro Apostolo, in programma venerdì 17 aprile alle 20.30, Margherita Dalla Vecchia, docente di Pratica organistica e Canto Gregoriano al Conservatorio di Verona, proporrà musiche di Matthias Weckmann, Heinrich Scheidemann, Dietrich Buxtehude, Georg Böhm e Johann Sebastian Bach