Una celebrazione molto sentita e partecipata ha riempito il duomo di Desenzano, la scorsa domenica, in occasione della prima Messa presieduta da don Cristian Oneta, desenzanese doc. Una grande festa per questo nuovo sacerdote, un dono che Desenzano riceve dopo molti anni: l’ultimo prete diocesano desenzanese era stato don Gianluca Peschiera, ordinato nel 1998, e un paio di anni prima don Alberto Margoni.
La cerimonia si è aperta con l’accoglienza all’ingresso da parte del parroco di San Giuseppe Lavoratore, don Gabriele Vrech, e del parroco del duomo, don Giovanni Ghirardi, che hanno accompagnato il novello sacerdote alla cappella del Santissimo Sacramento, in un clima di raccoglimento e commozione.
A dare il primo saluto è stato don Giovanni, con le parole di san Paolo a Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l’imposizione delle mani». Un invito rivolto a don Cristian, ordinato presbitero dal vescovo Domenico Pompili il giorno precedente in Cattedrale a Verona: «Ieri è stato conformato a Cristo. Oggi è qui come sacerdote, volto della comunità cristiana, ma per esserlo ha bisogno delle persone. Anche la celebrazione della Messa ha bisogno di voi». Un augurio, quello del parroco, affinché possa «gustare fino in fondo, ogni giorno sempre di più, questa sua missione».
Visibilmente emozionato e sempre sorridente, don Cristian ha espresso la gioia di «tornare a casa tra amici» per celebrare la prima Messa nella sua città. Definito dalla sua comunità “l’uomo dei sì”, ha ripercorso brevemente il proprio cammino vocazionale, iniziato già in prima media con l’ingresso in Seminario minore, grazie al sostegno di sacerdoti e familiari, in particolare di don Luca Cesari, suo parroco nel periodo delle medie, e del padre Luca, che oggi lo accompagna dal cielo.
Nell’omelia, don Cristian ha proposto una riflessione sul Vangelo del giorno, dedicato al buon Pastore, con qualche riferimento alla sua esperienza personale. Con umiltà ha chiarito il proprio ruolo: «Sono stato ordinato in questa domenica del buon Pastore, ma non sono io il buon pastore. Come dice il Vangelo, il buon Pastore è solo Cristo. Io resto una pecora chiamata a seguirlo e ad aiutarvi a seguirlo sulla via della salvezza».
Un momento particolarmente sentito è stato quello dei ringraziamenti: «Eucaristia significa rendere grazie e con questa celebrazione desidero rendere grazie per quanto accaduto in questi giorni», ha detto don Cristian, che ha rivolto parole di profonda gratitudine a Dio, «il cui amore è per sempre», e poi alla famiglia: «Grazie a mia mamma Margherita e a mio papà Luca, che mi veglia dal cielo». Non sono mancati i riferimenti ai sacerdoti, ai professori e compagni di seminario, ai chierichetti, al coro che ha animato la Messa e a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione di questa giornata di festa.
Presenti anche il sindaco Guido Malinverno, con numerosi rappresentanti dell’amministrazione comunale: «La collettività ti sarà sempre grata e vicina – ha detto il sindaco –. Dedicare la propria vita come pastore di anime, così giovane e sorridente, è una grande soddisfazione». Poi un ricordo personale: «Abitava vicino a casa mia; l’ho sempre visto sorridente con quel suo portamento e il saluto spontaneo. Ho sempre pensato fosse un predestinato. Sono sicuro che la tua comunità ti sarà sempre grata perché di pastori di anime abbiamo sempre bisogno».
Don Gabriele Vrech, alla guida della parrocchia d’origine del nuovo prete, ha augurato a don Cristian di «essere sempre segno del buon Pastore che è Cristo».
La festa è proseguita, camminando insieme alla comunità, verso l’oratorio di Capolaterra.
Il prossimo appuntamento desenzanese è fissato per il 1° maggio alle 10.30, quando don Cristian celebrerà la Messa nella chiesa di San Giovanni in Capolaterra. Un ulteriore momento di condivisione per una comunità che ha mostrato grande affetto e partecipazione.