Campane a festa hanno risuonato dal campanile di Valdiporro per annunciare all’intera Lessinia la prima Messa celebrata da don Francesco Leso nella sua parrocchia. Dove il 44enne ha prestato servizio prima come chierichetto, in seguito accompagnando il canto alla tastiera e all’organo nelle celebrazioni più importanti della comunità. E, domenica 26 aprile, per la prima volta da presbitero.
“E noi tuo popolo siamo qui”, la strofa del canto liturgico che ha accolto l’ingresso nella navata del novello presbitero, aiuta a descrivere la chiesa gremita di familiari, parenti, amici, compaesani e fedeli arrivati da altre parrocchie che hanno voluto prendere parte alla celebrazione eucaristica. Una giornata solenne e al tempo stesso speciale per don Leso. Per lui, osservato con gli occhi dell’amore da papà Primo, da mamma Rosanna Tinazzi e dal fratello Raffaele seduti nel primo banco. Per lui, affiancato attorno all’altare dal parroco di Bosco Chiesanuova e Valdiporro don Lucio Benedetti oltre che da don Giuseppe Lonardi (Santa Maria Immacolata), don Gianluca Cassin (Lugo, Rosaro, Alcenago e Stallavena), don Stefano Marcolini (Cadidavid), mons. Luigi Verzè (Rosaro), don Francesco Lampronti (Bussolengo) e da tre seminaristi.
«Come non sentirci oggi, noi tutti della comunità di Valdiporro, coinvolti da questa gioia grande, da un sentimento di profonda gratitudine», ha esordito don Benedetti, ricordando dove don Leso ha «aperto gli occhi alla vita» per poi spiccare il volo verso le strade buone a lui indicate dal Signore. «Il Padre, che ci ha donato la tua presenza, benedica sempre il tuo ministero e custodisca la tua vita in ogni situazione e luogo dove Egli stesso ti porterà», ha aggiunto.
«È grande la gratitudine al Signore per questi anni nei quali sono stato accompagnato da tutti voi, dal vostro sostegno, dalla vostra preghiera», ha esordito don Leso, procedendo con il rito dell’aspersione e la celebrazione della sua prima Messa accompagnata dal suono dell’antico organo e dalle voci della corale di Roverè. Una gioia espressa nella musica, nelle parole, nella partecipazione, negli applausi. E nei doni consegnati nelle mani del neo-sacerdote da parte dei parrocchiani: una valigetta per la celebrazione dell’Eucarestia; una casula verde, pensata per essere portata nello zaino, del colore liturgico che ricordi una quotidianità da vivere sempre alla presenza del Signore; una casula rossa, colore dello Spirito Santo e della vita donata. Una scultura in pietra della Lessinia, che ritrae una Madonna con il Bambino, è stata consegnata dal sindaco Claudio Melotti: «È un’opera che ritrae l’importanza della famiglia che ti ha educato e la fede semplice e tenace della nostra gente di montagna» con l’augurio che la vocazione si mantenga salda davanti alle prove che si presenteranno lungo il cammino.
«Sono doni che porterò nel cuore assieme a questa giornata e ai volti di tutti voi», ha concluso don Leso, dopo vari ringraziamenti rivolti innanzitutto alla sua famiglia, a quanti lo hanno accompagnato nel cammino di fede, ai religiosi intervenuti con le Sorelle della Misericordia, ai rappresentanti istituzionali, ai campanari di Lughezzano, a quanti hanno lavorato per abbellire la chiesa e al gruppo Tredici Comuni che ha organizzato il rinfresco. «Per ultimo, ringrazio il Signore per come ha avuto cura nei miei confronti e non ha smesso di chiamarmi anche quando io mi giravo dall’altra parte. Con delicatezza, ha pronunciato il mio nome, come conosce quello di tutti. Quindi l’invito dopo la giornata di oggi è restare sempre in suo ascolto».