Il Purgatorio di Dante raccontato dai giovani

All’auditorium Santa Maria Maddalena di Isola della Scala la mostra sulla seconda cantica della Divina Commedia

| DI Beatrice Castioni

Il Purgatorio di Dante raccontato dai giovani
Ci sono momenti della vita in cui ci si sente sospesi, come su un sentiero in salita, tra ciò che si è stati e ciò che si desidera diventare. È proprio in questo spazio fragile e fecondo che prende forma la mostra “Il mio Purgatorio”, in programma dal 7 al 15 marzo presso l’auditorium Santa Maria Maddalena (via Roma 35), struttura comunale di Isola della Scala. 
Un’esposizione – promossa dell’associazione Rivela, in collaborazione con Centocanti e la Diocesi di Verona – nata dal lavoro e dalla sensibilità di adolescenti e giovani, che hanno scelto di confrontarsi con Dante non come monumento letterario, ma come compagno di viaggio. 
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Dante profeta di speranza” di Franco Nembrini con illustrazioni di Gabriele dell’Otto, e non si tratta di una mostra accademica o semplicemente divulgativa, bensì di un percorso pensato per permettere ai ragazzi di accostarsi alla Divina Commedia con coinvolgimento personale, scoprendo in essa una risorsa concreta per la propria crescita umana e spirituale. Le mattinate saranno dedicate alle visite delle scuole, mentre nel pomeriggio l’ingresso sarà aperto a tutti, previa prenotazione obbligatoria al sito www.danteprofetadisperanza.it
A raccontare il cuore del progetto è il curato della parrocchia di Isola della Scala, don Claudio Tumolo, che ha accompagnato i ragazzi lungo questo cammino: «Gli adolescenti si sono preparati a presentare la mostra fin dallo scorso ottobre. Al di là dello studio letterario della Divina Commedia, hanno avuto l’occasione di incontrare temi profondi come la misericordia, la possibilità di ricominciare dopo aver riconosciuto le proprie fragilità e i propri desideri». Il focus dell’esposizione è il Purgatorio, inteso non come luogo astratto, ma come esperienza esistenziale. «I ragazzi si sono chiesti quando, nella loro vita, si sono sentiti persi, senza un Virgilio che li guidasse», spiega Tumolo. «Chi li ha accompagnati in quei momenti? Che cosa hanno imparato attraversando la fatica e l’incertezza?». Ne nasce un percorso che invita a rileggere la propria storia personale, a fare verità su di sé senza paura, per riscoprire – attraverso gli occhi dei giovani – «la bellezza della vita così come Dio l’ha pensata per noi». Una bellezza fragile, spesso ferita, ma sempre aperta alla speranza, soprattutto quando lo sguardo è quello di chi ha ancora il futuro davanti. «Questo lavoro permette ai ragazzi di fare un piccolo bilancio del proprio cammino e di ripartire con uno sguardo più luminoso – continua il vicario parrocchiale –. Mettono in dialogo ciò che studiano con il vissuto quotidiano, scoprendo che la Divina Commedia non è un testo lontano, ma parla ancora oggi alle nostre domande più vere». 
In un mondo che corre veloce e spesso misura i giovani solo in termini di rendimento – scolastico, sportivo, comportamentale – iniziative come questa diventano spazi preziosi di ascolto. Qui i ragazzi si sentono visti, accolti, liberi di esprimere ciò che portano dentro, senza essere ridotti a una prestazione o a un’etichetta. Il risultato è un’esperienza di rinascita, personale e comunitaria. Un’occasione per incontrarsi, dialogare anche con sconosciuti, condividere fatiche e speranze. Un valore non solo per chi partecipa, ma per l’intera comunità, che viene arricchita da una testimonianza autentica. “Il mio Purgatorio” diventa così un ponte tra cultura e spiritualità, un modo concreto di abitare la fede nel quotidiano, lasciando che la grande poesia di Dante illumini il presente e apra, soprattutto nei più giovani, sentieri nuovi di senso e di speranza.

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