“Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. È il libro di Giobbe a illuminare l’ingresso di don Cristiano Tezza (classe 1972, ordinato prete nel 2007 quale appartenente alla parrocchia di Quinto) come nuovo parroco di San Massimo. Nonché il profilo umano che forse più di tutti, nella Bibbia, incarna il paradigma per eccellenza di una fede e rettitudine davvero incondizionate. «Giobbe possiede tutto, ma Satana lo priva progressivamente di ogni cosa, degli averi, degli affetti, colpendolo persino con una piaga maligna che lo insidia dalla pianta dei piedi alla cima del capo», ha ricordato nell’omelia il vescovo Domenico Pompili, che lunedì sera ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella chiesa di San Massimo, affiancato, oltre che dal parroco entrante, dal nuovo vicario parrocchiale don Federico-Elia Scappini (39 anni, dal 2024 curato a Lonato del Garda) e da don Nicola Bonomi, vicario parrocchiale dal 2022. «È Dio stesso ad autorizzare il demonio a perseguitare l’uomo, a condizione che non lo uccida. Lo fa per provarne la fede, più che la pazienza. Tuttavia, Giobbe si chiede perché tutto questo stia capitando proprio a lui. Il dolore è straziante. Ma è qualcosa di inevitabile, su cui il Padre stesso non fornisce una risposta diretta», esortando, piuttosto, ad accompagnarlo. Il libro di Giobbe si conclude, infatti, con l’episodio del sapiente che, pur non comprendendo, mantiene salda la fiducia in Dio, fino a quando, trovatosi finalmente al suo cospetto, dice: “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono”. «Gli occhi di Gesù – ha proseguito il Vescovo – sono ciò cui anche noi oggi possiamo fare riferimento nel nostro mentre, soprattutto quando non riusciamo a trovare una spiegazione plausibile a quanto ci accade».
Potente anche l’annuncio del Vangelo di Matteo, laddove il Maestro dice ai discepoli: «Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini nel nome mio, accoglie me». Qui, secondo Pompili, «si colgono almeno due spunti del ministero di don Cristiano: il ministero pastorale è un servizio per preservare la parte più fragile della comunità, in quanto il pastore è colui che si prende cura di tutte le pecore, ma in particolare di quelle maggiormente esposte alle difficoltà. A corollario di questo, un pastore che mantiene un tale sguardo di predilezione verso le categorie più deboli, darà vita a una comunità tanto più grande quanto più tarata, per l’appunto, sul passo degli ultimi».
Gioiosa la risonanza di don Tezza, che fra i precedenti incarichi è stato direttore spirituale nel Seminario minore per otto anni, prorettore dello stesso dal 2016 al 2018, quindi parroco moderatore di Bovolone e, dall’anno scorso, anche di Villafontana. «Essere pastore di una comunità significa soprattutto accompagnarla. Questo sarà possibile innanzitutto grazie ai vostri racconti, le storie che mi permetteranno di conoscervi a uno a uno. E confidando nel Signore, che è davanti a noi e ci apre la strada», ha detto don Tezza, abbracciato da un caloroso Consiglio pastorale, auspicando inoltre che la comunità di San Massimo sia «una casa per tutti. Obiettivo che possiamo raggiungere solo camminando insieme. Questo dono già c’è tra voi, si intravvede, ma vorrei affidassimo ancora di più questa intenzione al Signore, perché il nostro tempo, la nostra gente, oggi ha più bisogno che mai di comunità e di cristiani credibili».