Quattro incontri sul tema dell’educazione, per esplorare tutti assieme le questioni del nostro tempo che, sempre più, invocano una diffusa comunità responsabile, educante appunto. Dal perno della famiglia (i genitori) agli insegnanti di scuola e formatori a vario titolo. Ma non solo.
Per il secondo anno consecutivo, la parrocchia di San Giuseppe in Santa Maria Assunta di Montorio, in piazza delle Penne nere, propone “Educare è uno dei più grandi atti d’amore”, ciclo di appuntamenti – tutti con inizio alle ore 20.45 – che per questa nuova edizione vedrà intervenire laici con esperienze di conversione e professionisti del settore.
«Educare è un atto di amore – commenta il parroco don Simone Bartolini – perché tocca in profondità la vita delle persone e il loro cammino umano. Per questo motivo, riproponiamo occasioni di confronto e crescita insieme ad esperti di psicologia ovvero attraverso testimonianze personali come quella dell’attrice Beatrice Fazi, che interverrà sia in qualità di madre che di donna di fede, raccontando il proprio iter di conversione e facendoci riflettere su come un’esperienza del genere possa diventare essa stessa educazione alla vita». Fazi aprirà gli incontri venerdì 6 febbraio con un intervento dal titolo “Una storia di conversione. La fede che educa alla vita buona”.
Martedì 10 febbraio seguirà il dottor Giuseppe Battaglia, psichiatra, sul tema “Le fragilità dei giovani: come riconoscerle e come intervenire”; venerdì 20 febbraio sarà la volta del professor Domenico Bellantoni, psicoterapeuta, voce de “Mio figlio adolescente: tra ansie e speranze”. Chiuderà Cinzia Giubbarelli, psichiatra, venerdì 27 febbraio con “Restami accanto. Come accompagnare l’espressione emotiva dei nostri ragazzi”.
«Negli anni precedenti – ricorda ancora don Simone – abbiamo mantenuto questo stesso schema, alternando testimonianze di vita vissuta a contributi di esperti, facendo intervenire, fra gli altri, Ezio Aceti e Costanza Miriano. L’obiettivo del percorso, in sostanza, è offrire strumenti di riflessione e luoghi in cui lasciarsi interrogare, soprattutto alla luce delle tante fatiche che oggi emergono nell’essere giovani e nell’accompagnare la loro crescita».