L’antica pieve di Santo Stefano “tirata a lucido” per essere restituita – dopo 14 mesi di cantieri – a fedeli e visitatori, in tutto il suo splendore artistico e architettonico. Tante le sezioni oggetto di intervento vuoi restaurativo vero e proprio, vuoi conservativo, interessate dai lavori che hanno avuto come progettisti e direttori l’architetto Elisabetta Nenz e l’ingegnere Michele Ongarelli.
«Un’operazione che ha coinvolto l’intero complesso, il quale ormai sentiva il peso degli anni, e che ha entusiasmato tutta la comunità», commenta il parroco don Corrado Ginami. «Persino le campane sono tornate a farsi sentire dopo 30 anni di inattività imposta dallo stato di compromissione che, a causa del loro uso, la struttura muraria del tiburio aveva subito». Un’occasione per mettere mano anche agli stessi bronzi, disinstallati uno a uno dalla celebre torre campanaria a forma ottagonale, per essere restaurati dalla ditta specializzata Carbell di Montorso Vicentino. Il nuovo concerto di campane è stato presentato alla città nel mese di marzo con un evento musicale dedicato.
Determinanti i finanziamenti, come ricorda don Ginami. «La spesa preventivata è stata di 748.000 euro, 370.000 dei quali provenienti dall’otto per mille alla Chiesa Cattolica, grazie all’interessamento del nostro vescovo Domenico Pompili; 90.000 euro dall’associazione Chiese Vive, attorno ai 38.000 dal Comune di Verona e il resto, circa 250.000, dalle elargizioni e offerte dei fedeli». Un altro contributo, destinato alla riduzione del rischio sismico, è invece arrivato dalla Cei.
Il progetto. Il progetto ha preso il via dalla copertura della chiesa, compromessa da infiltrazioni che minacciavano anche le decorazioni interne, per poi estendersi alle opere murarie e ai materiali lapidei della parte absidale che affaccia su via Madonna del Terraglio, e quindi il tiburio con annessa cella campanaria.
«Nella parte superiore abbiamo rimosso e sostituito i travetti secondari e tra le altre cose consolidato le teste delle capriate – precisa l’architetto Nenz –. Nella sezione sottostante il tiburio, invece, grazie al restauro conservativo seguito passo passo dai funzionari della Soprintendenza, siamo riusciti a recuperare tre dei quattro affreschi ospitati nelle rispettive nicchie esterne, che risultavano non più leggibili a causa degli agenti atmosferici e della frequentazione di piccioni. Uno rappresenta San Michele Arcangelo, un altro San Giovanni Evangelista, immagini che ora possiamo vedere più chiaramente, mentre il lacerto ospitato nella nicchia più piccola fa intravvedere la mano e il manto di Maria. Anche questo è un risultato importante perché parliamo di un ciclo risalente al XII secolo».
Quanto al lavoro sul gruppo campanario, «la ditta occupatasi del restauro ha provveduto altresì alla sostituzione del vecchio telaio in acciaio con un sostegno fatto di materiali più leggeri e cuscinetti antivibrazione, proprio per non andare a interferire sul corpus del tiburio».
La poderosa opera di restauro sarà ufficialmente presentata alla cittadinanza il 5 giugno alle 17, come ci anticipa don Ginami. Invitata ad ammirare la “neo-nata” chiesa di Santo Stefano, luogo di culto tanto antico quanto amato anche dal vescovo Domenico Pompili.
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