E il don è tornato da vescovo

Mons. Francois Halyday Mbouangai arrivò a Pedemonte da seminarista

| DI Francesca Boari

E il don è tornato da vescovo
Monsignor François Halyday Mbouangui, classe 1977, è tra i vescovi più giovani al mondo. Arrivato a Pedemonte nel 2003 come giovane seminarista, accolto dalla famiglia Passarini e dalla comunità guidata da don Ivo Fiorini, fu ordinato sacerdote nel 2007 in Congo e nel 2009 tornò a Verona per motivi di studio. È stato collaboratore parrocchiale dapprima a Pedemonte per quattro anni, poi sul lago bresciano, nella parrocchia di Manerba del Garda, al seguito di don Fiorini, dal 2013 al 2023. Nel frattempo, si è laureato in Scienze della Comunicazione (2013) e ha conseguito un Master in Editoria e Giornalismo (2015) presso l’Università di Verona.
Nominato vescovo coadiutore di Nkayi (Congo-Brazzaville) lo scorso dicembre, don François è tornato a Pedemonte il 16 agosto per la festa di San Rocco, accolto dall’attuale parroco don Simone Borchia, per poi sostare a Manerba del Garda, comunità guidata da don Fiorini, dove ha celebrato la Messa domenica scorsa, come pure a Soave.
– Con quali sentimenti è tornato in Valpolicella da vescovo titolare di Nkayi?
«Tornare da vescovo ha suscitato in me una profonda gratitudine e un senso di responsabilità verso le comunità che hanno accompagnato la mia crescita umana e sacerdotale. L’intero territorio veronese rappresenta per me una vera e propria seconda casa: ritornare significa riabbracciare volti amici che hanno sostenuto la mia vocazione. Sono tornato per ringraziare e chiedere alla comunità di continuare ad accompagnarmi con la preghiera».
– E il legame con don Ivo Fiorini?
«L’incontro con don Ivo e la sua comunità ha rappresentato una pietra miliare. È stato per me una figura paterna, accogliente e Pedemonte una vera palestra di vita, dove ho imparato l’ascolto e la vicinanza alle persone. Da lui ho appreso l’idea di una parrocchia come “casa tra le case”, e un modo di essere prete fatto di umiltà. La Valpolicella è stata la terra feconda in cui affondano le radici del mio sacerdozio».
– Tre tappe importanti in pochi mesi: la nomina episcopale il 1° dicembre 2025, l’ordinazione il 15 febbraio 2026, la successione al vescovo titolare il 1° giugno. Che effetto le ha fatto?
«Vivere una successione così rapida di eventi e responsabilità ecclesiali porta con sé un profondo dinamismo interiore: la chiamata genera dapprima un senso di inadeguatezza, unito alla fiducia nella grazia divina; la consacrazione segna il passaggio dal timore umano alla forza spirituale; la nomina a titolare trasforma l’affiancamento a mons. Mizonzo in una matura dedizione pastorale alla diocesi».
– Quali sono le sfide più urgenti nella diocesi di Nkayi? 
«È una realtà ecclesiale viva ma fortemente provata dalle sfide economiche e geografiche del territorio. Conta oggi 30 parrocchie (erano 18 un paio d’anni fa). Molte comunità si trovano in zone rurali isolate, difficili da raggiungere per strade dissestate o inesistenti: la parrocchia più distante, Bambama, si trova a 329 km dalla Curia. Mancano strutture sanitarie, scuole stabili, acqua potabile ed energia elettrica, mentre la Diocesi fatica a garantire il sostentamento dei sacerdoti e la manutenzione delle strutture pastorali. Le priorità sono quelle di intensificare la presenza della Chiesa nei villaggi isolati, potenziare la formazione dei catechisti locali, valorizzare l’educazione dei giovani anche attraverso i media diocesani e promuovere piccoli progetti agricoli per l’autonomia economica delle comunità».
– A Roma la aspetta il corso di formazione per i vescovi di nuova nomina: cosa rappresenta?
«Un’occasione per approfondire il ministero episcopale attraverso il confronto con la Chiesa universale e il Papa, offrendo strumenti per affrontare le difficoltà locali e rafforzare il ruolo del vescovo come costruttore di pace».
– Quale messaggio vuole dare ai parrocchiani di Pedemonte e Manerba?
«Continuate a coltivare il senso di vicinanza e lo spirito di accoglienza che vi contraddistingue. Nelle piccole comunità, la vera forza risiede nella capacità di non lasciare indietro nessuno, valorizzando i giovani e sostenendo gli anziani. Grazie Pedemonte, Manerba e Verona».
Chi vuole sostenere la sua missione può farlo con una donazione sul conto corrente postale intestato a François Halyday Mbouangui: IT 12 T 07601 11700 000098029911.

Tutti i diritti riservati

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