Don Zandomeneghi: «Ho trovato pascolo»

Il percorso vocazionale del neo-sacerdote

| DI Daniela Rama

Don Zandomeneghi: «Ho trovato pascolo»
Domenica 26 aprile, nella chiesa dei Santi Fermo e Rustico di Colognola ai Colli, sua parrocchia d’origine, don Federico Zandomeneghi, fresco di ordinazione sacerdotale, ha celebrato la sua prima Messa in un clima solenne. Giovane metodico e preciso, dedito a studi scientifici che lo hanno portato a conseguire la laurea in ingegneria civile, già durante l’università ha sentito una chiamata interiore che lo ha prima destabilizzato e poi conquistato.
Accolto sul sagrato della chiesa dai bimbi della scuola dell’infanzia e del nido parrocchiale oltre che dai ragazzi del catechismo, don Federico è stato omaggiato con canti e poesie scritte appositamente per lui. Era presente anche la commissaria prefettizia Gabriella Mucci che, rivolgendosi al novello sacerdote ne ha sottolineato «il profondo legame affettivo, umano e spirituale con Colognola ai Colli, nella consapevolezza che il dono della vocazione richiede fede, coraggio, discernimento e una solida formazione, affine – ha aggiunto – con il servizio alla comunità civile fondandosi su responsabilità, ascolto e dedizione per il bene degli altri».
Poco prima dell’inizio della Messa in una chiesa gremita vibrante di affetto e sincera amicizia, don Federico ha indossato, ai piedi dell’altare e davanti ai fedeli, i paramenti, tra cui una casula donatagli dai parrocchiani. La comunità lo ha così onorato: «Ti abbiamo visto bambino, ragazzo e uomo e abbandonarti alle scelte di vita fino ad arrivare al passo decisivo: il tuo sì al Signore. La tua missione illumina di speranza, profuma di pace e dona nuova freschezza alla Chiesa».
Nell’omelia don Federico ha sottolineato come la parola “pascolo” abbia segnato il suo percorso vocazionale: «Essere salvati significa trovare il pascolo, cioè un nutrimento per la nostra vita. Era l’agosto del 2019 – ha ricordato il neosacerdote – e con ottanta altri giovani mi trovavo in Terra Santa. Il termine “pascolo” mi colpì in modo particolare nel giorno in cui ero a Gerusalemme, perché dopo poco sarei entrato in Casa San Giovanni Battista per il discernimento. Questa parola era per me un incoraggiamento: voleva dire che, dopo essere entrato in Seminario, ne sarei uscito trovando un pascolo, cioè la vita, la Terra Promessa».
Sull’altare don Federico era affiancato dal parroco don Marco Preato, che lo ha seguito nel percorso vocazionale, e da don Agostino Martinelli, ex parroco testimone della nascita della sua vocazione, anch’egli colognolese. Una visione di passato, presente e futuro accomunati da un’unica missione: pascere le pecore.
«Non perdere le tue radici – gli ha detto don Marco – che ti ricordano chi sei e dove Cristo ti ha chiamato. Ora sei un ingegnere di Dio che metterà a frutto il tuo ingegno umano. Come diceva padre Flavio Roberto Carraro, ricorda che con l’ordinazione presbiterale non sali ma scendi un gradino perché sei chiamato a servire questa umanità per essere riflesso di Gesù buon Pastore».
«A 55 anni dalla mia ordinazione – ha commentato don Agostino – sono qui per un ideale passamano con te, don Federico». Don Martinelli ha consegnato al giovane prete il calice della sua prima Messa, «una sorta di testimone, con l’augurio che a Colognola possano esserci nuove vocazioni».
Dopo la Messa la festa è proseguita all’esterno. Dal balcone della canonica, ornato per l’occasione con stendardo simil papale, un parrocchiano ha simpaticamente gridato: «Nuntio vobis gaudium magnum: habemus sacerdotem» con le campane suonate a distesa dalla squadra campanaria, di cui don Federico, invitato a salire su “un’Apemobile”, ha sempre fatto parte.

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