Don Zampini: «La santa liturgia è l’anima della vita parrocchiale»

Con la Messa presieduta da mons. Pompili il nuovo parroco si è insediato alla guida delle comunità di Menà e Villa d'Adige

| DI Silvia Allegri

Don Zampini: «La santa liturgia è l’anima della vita parrocchiale»
È stato accolto con la banda di Castagnaro, diretta dal maestro Enrico Gallio, e con il saluto dei sindaci del paese e di quelli limitrofi, l’ingresso di don Giorgio Zampini nelle parrocchie di Villa d’Adige, dove domenica scorsa si è celebrata la Messa di insediamento presieduta dal vescovo Domenico Pompili, e di Menà. Una chiesa ricolma di fedeli, molti dei quali provenienti anche dalle parrocchie in cui don Giorgio ha prestato servizio in questi anni, ma anche di sacerdoti, suore e di moltissimi giovani, tra chierichetti, bambini che frequentano il catechismo e animatori, a sottolineare la vivacità di una comunità che si conferma ancora punto nevralgico della vita del paese. 56 anni, ordinato prete nel 1997 quale appartenente alla parrocchia di Avesa, don Giorgio è stato vicario parrocchiale per un anno a Ronco all’Adige, per due a Cerea, per tre a Pedemonte e per cinque anni a Pescantina. Quindi è stato parroco di Nogarole Rocca, Pradelle e Bagnolo dal 2008 al 2011, di Sona dal 2011 al 2024. Lo scorso anno è stato collaboratore pastorale nella Casa diocesana di spiritualità “San Fidenzio” e nel Vicariato di Verona Nord est. E ha preso parte, recentemente, anche al viaggio in Russia organizzato in collaborazione con l’associazione Amici di Beslan, che da anni tiene viva la memoria del massacro avvenuto nel 2004, partecipando alla cerimonia di benedizione della statua della Madonna. 
Commentando le parole del Vangelo, il Vescovo ha sottolineato come l’affermazione “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo”, sia da considerarsi la decima beatitudine dopo le nove riportate dal celebre discorso della montagna. «Sembra una beatitudine ad personam, quella di Gesù. Che si riferisce al Battista, colui che aveva speso per intero la sua vita annunciando l’imminente avvento del Messia, con una costanza incredibile, suscitando l’ira del re Erode. Giovanni Battista in carcere ha un dubbio lancinante: è proprio lui colui che viene o dobbiamo aspettare un altro? Il dubbio è come un tarlo che dall’interno può minare la nostra fede e la nostra vita. Ci sono dubbi buoni e dubbi cattivi, ci sono quelli che non hanno mai dubbi e quelli che dubitano di tutto e tutti, e hanno sempre qualcosa da ridire, e poi quelli perennemente indecisi perché la paura li paralizza. Ma quello del Battista è un dubbio buono, che gli permetterà di entrare nella mente del Messia. Giovanni si aspettava un Messia che facesse piazza pulita di ciò che non andava, che riportasse la giustizia. E invece si ritrova un Maestro che preferisce parlare di misericordia. A questa domanda carica di dubbio Gesù non risponde con un sì o con un no. Ma elenca una serie di segni: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. 
Il Messia non si disinteressa della storia degli uomini, e quando Dio arriva nel mondo si vede eccome, se siamo in grado di decifrare i segni della sua venuta. Gesù tesse l’elogio di Giovanni Battista: non è un voltagabbana, ma un profeta. Tra i nati di donna, non è sorto alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Il maestro vuole dire anche a noi questo: se non ci scandalizziamo di Gesù, della Chiesa, del mondo, saremo in grado di cambiare noi stessi». E rivolgendosi al nuovo parroco ha aggiunto: «A te, caro don Giorgio, auguro di non scandalizzarti mai di Gesù, che invita a guardare ai poveri e ai piccoli. E non scandalizzarti mai della Chiesa, che è sempre da riformare e perennemente nella condizione di essere migliorata, e di non scandalizzarti del mondo di oggi, che va avanti in modo confuso. Tu, come ci dice oggi il Maestro, cambia anzitutto te stesso, fa questa conversione come Gesù chiede a Giovanni il Battista, e troverai la gioia che ci accompagna quando si cambia e che irradia attorno a sé questa stessa luminosità». 
Al termine della celebrazione don Giorgio ha salutato i fedeli, gli amici, i sacerdoti e anche il folto gruppo di animatori che lo ha accolto regalandogli la felpa con il suo nome, ringraziando le comunità che in precedenza lo hanno visto impegnato in diversi luoghi della diocesi, dalla Bassa veronese alle rive del Garda, alla casa di San Fidenzio. Ricordando anche il lavoro di don Massimo Sbaraini, i cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui è parte anche lui. «Con loro condividiamo la preghiera, la fraternità, il sostegno economico alla Terra Santa». Infine, ha accolto con gioia la notizia che qualche ragazzo si è avvicinato per fare il chierichetto: «Speriamo di ritrovarci, perché la santa liturgia è l’anima della vita parrocchiale. Come ha ricordato papa Leone XIV poche settimane fa, la liturgia è il cuore pulsante della Chiesa, da vivere con la solenne sobrietà della tradizione romana, con la bellezza semplice del rito, con la partecipazione attiva, che ci permette di essere discepoli, ma anche testimoni».

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full