Don Sordo, debutto a Borgo Roma

La voce di Dio ha cambiato il cammino del nuovo presbitero

| DI Giorgia Saracino

Don Sordo, debutto a Borgo Roma
“Buon cammino don Simone!” si poteva leggere domenica 26 aprile in uno striscione collocato alle porte della parrocchia di Gesù Divino Lavoratore. La comunità di Borgo Roma ha così accolto don Simone Sordo all’indomani dell’ordinazione presbiterale, in Cattedrale, per l’imposizione delle mani del vescovo Domenico Pompili: la celebrazione della prima Messa ha restituito il senso profondo della sua vocazione, nata in un percorso lungo e articolato, ma capace di testimoniare Dio con una vicinanza profonda e amorevole verso gli altri.
Una gioia travolgente ha inondato la chiesa del quartiere veronese, con una folla di fedeli tra i banchi pronta a supportare la celebrazione presieduta da don Simone. Non sono mancati neppure i momenti di autentica commozione che hanno svelato l’umanità vibrante di un novello sacerdote che si sente, prima di tutto, amato. Don Andrea Ronconi, parroco di Gesù Divino Lavoratore, nei saluti iniziali ha proprio ricordato «la sua abituale sensibilità, il modo di essere, di salutare tutti, di ricercare i fratelli» a cui si sono affezionate la comunità di Borgo Roma, sua originaria, e le altre di cui il nuovo presbitero ha fatto parte.
La Santa Messa si è aperta con le note del canto Chiamati per nome, eseguito dal coro parrocchiale che ha accompagnato calorosamente questo tempo di festa: il titolo del brano non ha rappresentato solamente l’incipit liturgico, ma il filo conduttore delle riflessioni di don Simone. Durante l’omelia nella domenica del buon Pastore, ha sottolineato con forza quanto sia importante per una persona essere chiamata per nome: «Il buon Pastore chiama le pecore per nome e non è la stessa cosa di essere chiamati con un generico “tu” oppure per cognome; chi mi conosce sa quanto tengo a questa cosa, che mi è stata trasmessa da mio papà» perché crea il confine tra l’indifferenza e il sentirsi preziosi.
Don Simone ha precisato che essere chiamati da Dio significa essere “chi-amati”, facendo esperienza di un grande amore, come è successo anche nel suo caso: anni fa, in un periodo buio della sua vita, si è sentito «chiamato, amato, abbracciato e misericordiato», grazie alla voce di Dio che ha radicalmente cambiato il suo cammino.
Con l’umiltà che lo contraddistingue, ha ricordato come un prete appena ordinato non diventi magicamente un pastore infallibile, ma anzi resti essenzialmente una pecora ritrovata da Dio e a servizio degli altri. Per di più, «l’immagine che sento mia è quella del cane del pastore» perché a volte abbaia per avvertire del pericolo, ma sa di non essere il padrone e non si separa mai dalla compagnia del Pastore. «Allora oggi il Vangelo ci ricorda che abbiamo il Signore che ci ama, ci cerca, ci chiama per nome, desidera il nostro bene e se anche ci perdessimo Lui continuerà a cercarci».
Tante le parole cariche di affetto e gratitudine rivolte da don Simone alla sua numerosissima famiglia – ricordando con un sorriso che il padre è l’ultimo di undici fratelli – che lo ha accompagnato lungo questo cammino: «Voi siete la parte che mi tiene ancorato alla realtà, il posto in cui posso essere veramente io». Inoltre, il calore della comunità si è manifestato nell’accoglienza di diverse realtà, oltre agli amici di Gesù Divino Lavoratore, in primis i parrocchiani di Villafranca che lo hanno aiutato a scoprire la sua vena missionaria in un momento di fatica.
Don Simone inizia così il suo ministero, come un fratello tra i fratelli, pronto a testimoniare che nessuno è mai perso agli occhi del Pastore e a costruire ancora tantissime buone azioni, soprattutto assieme ai molti giovani di cui si continua a circondare.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full