Alpo, Messa di ingresso di don Tiberio Adami

| DI Nicola Cordioli

Alpo, Messa di ingresso di don Tiberio Adami
Giovedì 15 ottobre la parrocchia di S. Giovanni Battista di Alpo ha dato il benvenuto a don Tiberio Adami durante la Messa presieduta dal vescovo Domenico Pompili. Il nuovo sacerdote, 62 anni, dal 2018 e sino a pochi giorni fa era parroco nella chiesa di S. Pietro Apostolo a Caldiero. Alla celebrazione, che ha visto numerosi sacerdoti concelebranti, erano presenti i sindaci di Villafranca, Roberto Dall’Oca, e di Caldiero, Marcello Lovato, che hanno portato il loro saluto, augurando un ministero fecondo. Così pure significativa è stata la presenza dei rappresentanti delle numerose associazioni che operano nel paese.
Data lettura del decreto di nomina da parte del vicario foraneo don Andrea Mascalzoni, la Lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini (1,1-10) e un passo del Vangelo secondo Luca (11,47-54) hanno dato spunto al Vescovo, nell’omelia, per sottolineare che quelle parole servono a entrare nei misteri della vita cristiana e dei credenti e dicono a tutti tre cose.
La prima è che l’essere cristiani porta a capovolgere la prospettiva dalla lamentazione e dalla critica alla lode e alla beatitudine. Una comunità cristiana non è un “cahiers de doléances”, un elenco di cose che non vanno bene; «una parrocchia non è innanzitutto una sequela di cose che non funzionano, ma è un contesto di doni e di carismi per i quali rendere grazie al Signore. La comunità cristiana è ciò che ci spinge a benedire e a rendere lode al Signore per quello che, attraverso le persone, dà vita alla comunità. Non per sottolineare le cose che non vanno con critiche o uno spirito astioso», ha ricordato Pompili. 
In secondo luogo ci viene detto dove sta la luce nella comunità cristiana: «Non nella presunta perfezione dei suoi membri o nella convinzione che si tratti di un gruppo eletto di anime pensanti, ma nel fatto che tutti fanno riferimento a Lui, Gesù Cristo, sta la ragione del nostro incontrarci e la speranza del nostro ritrovarci. Lui è la luce che illumina questo nostro ritrovarci insieme», ha chiarito il Vescovo.
Da qui l’esigenza di non perdere mai di vista che la chiesa deve essere l’occasione per incontrare il Signore e lo scopo della Chiesa è portare Gesù a tutti e tutti a Gesù. Quando questo è ben presente, allora anche le nostre scelte cambiano di direzione. 
La terza e ultima sottolineatura riguarda il fatto che ricondurre a Cristo tutte le cose è lo scopo ultimo della manifestazione di Dio nella storia dell’umanità. «Nella parrocchia si cerca di rendere questo incontro con Dio possibile… perché anche oggi la fede non è un percorso in verticale in cui ognuno individualmente dà l’assalto al cielo, ma la fede è sempre esperienza che si condivide con un gruppo di persone – ha spiegato il presule –. Quando manca questo riferimento concreto a una comunità, la fede rischia di diventare presto un’aspirazione vaga e fatalmente di spegnersi. Ecco perché è così importante una comunità, a condizione che questa stessa non nasconda la chiave di accesso a Gesù Cristo».
Il Vescovo ha concluso l’omelia augurando a don Tiberio di guardare con spirito sereno e disponibile, cercando l’incontro personale con Gesù Cristo che capovolge il nostro modo di guardare la realtà. 
Monsignor Pompili ha citato don Primo Mazzolari per dire che cosa della Chiesa è essenziale e che cosa è destinato a essere relativo: «Il Signore, mandando gli apostoli, non ha comandato di radunare una truppa, ma di destare anime; non li ha incaricati d’imporsi alla terra, ma di aprire in qualche cuore le speranze del Regno, di dare una consolazione a chi piange, una gioia a chi muore, una certezza a chi attende; non per essere esercito, ma sale della terra e luce del mondo; non per camminare a passo di marcia, ma per sentirsi uniti nella carità».
Al termine della celebrazione, dopo il benvenuto di Denis Ferrarin, moderatore del Consiglio pastorale parrocchiale, don Tiberio Adami ha ricordato commosso quando era stato parroco a Rizza (dal 2004 al 2011) e sua madre, Annamaria, veniva a giocare a tombola nella comunità di Alpo, potendo conoscere già questa realtà, e in seguito ha messo in luce due parole che ama dire: “grazie” e “ciao”. Quest’ultima con il significato della “preghiera del ciao” di don Antonio Mazzi: «Il ciao è leggero come un bacio. Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso. Il ciao è tutto, è niente, è italiano, è universale, è familiare, è maschile, è femminile, è singolare, è plurale, è laico, è religioso, dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!». A seguire per tutti c’è stato un momento di convivialità e di saluti con il nuovo parroco.

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