La Diocesi di Verona, attraverso il Centro missionario, si appresta a iniziare una nuova esperienza missionaria in terra albanese. Dopo tanti anni di missioni in Africa, America Latina e Asia, ecco l’Europa dell’est. «Il vescovo Domenico – dice don Lucio Brentegani, incaricato del Centro missionario diocesano – ci ha indicato questo cammino come possibilità di missione e di condivisione di diversi carismi, anche in collaborazione con una diocesi povera (di risorse e di preti, Lezhë) e una congregazione (Francescane di santa Filippa Mareri) con 30 anni di presenza in quella missione. Principalmente la missione in Albania sarà per condividere, per collaborare e per sostenere una Chiesa che ha sofferto tantissimo in diverse fasi della storia e per diversi motivi. Ci affidiamo all’intercessione di san Giuseppe, patrono della parrocchia di Torovicë dove vivremo, di san Zeno patrono della Chiesa di Verona che ci invia e a santa Filippa Mareri, fondatrice della congregazione delle suore che ci ospitano». All’inizio di questa nuova esperienza missionaria, continua don Brentegani, «vorremmo che, con l’invio degli sposi Barbara Pavoni e Mauro Cordioli, tutta la nostra famiglia diocesana di Verona si sentisse coinvolta in questa missione sia con la preghiera, sia con la generosità, sia con la disponibilità a partecipare personalmente a questa iniziativa».
Mauro e Barbara da tempo sono molto impegnati nella vita del Centro missionario diocesano, seguendo con particolare attenzione la missione in Guinea-Bissau, con viaggi di solidarietà e di lavoro, e accogliendo, nella loro casa a Cavaion, una ragazza guineana dopo un periodo di cure sanitarie. Dicono: «Per noi il prossimo 19 marzo non sarà solo una data sul calendario, ma l’inizio di un cammino nuovo: partiremo per l’Albania come fidei donum. Una scelta maturata nel tempo, dopo tante visite missionarie in Africa, e accolta come dono e responsabilità verso una Chiesa che chiede di condividere vita, fede e speranza. Saremo inseriti nella pastorale parrocchiale accanto al parroco don Pashk Ndoj, collaborando nelle attività della comunità e, in particolare, nella scuola dell’infanzia gestita dalle suore. Un servizio semplice ma prezioso che tocca la vita quotidiana delle famiglie e dei più piccoli, vero futuro di questa terra. Andremo ad abitare presso la missione di queste suore francescane arrivate a Torovicë su invito di don Antonio Sciarra (1937-2012), fidei donum di Avezzano che ha creduto in questo territorio quando ancora era segnato da ferite profonde. Una presenza che nel tempo ha saputo generare fiducia, relazioni e piccoli segni di rinascita». Torovicë, continuano Barbara e Mauro, «è una zona che per anni è stata rifiutata e dimenticata da molti: durante il regime comunista ospitava le carceri, simbolo di repressione e sofferenza. Qui la povertà è ancora presente, la violenza ha lasciato segni visibili e invisibili e molte strutture sono tuttora molto semplici ed essenziali, memoria di un passato che fatica a essere ricostruito. L’intero territorio, originariamente paludoso, fu bonificato proprio dai prigionieri del regime, costretti a lavori durissimi in condizioni disumane. Oggi questa terra porta ancora il peso di quella storia, ma custodisce anche una grande sete di futuro. In mezzo a tanta fragilità, la Chiesa continua a essere punto di riferimento, luogo di ascolto e di speranza concreta».
«Il nostro desiderio non è fare grandi cose, ma condividere la vita, camminare accanto alle persone e imparare la lingua che è molto difficile. Partiamo come coppia, con ciò che siamo: limiti, disponibilità, fede. Sappiamo di non andare “a dare”, ma anche – e forse soprattutto – a ricevere. Affidiamo questo passo alla preghiera della nostra Chiesa di Verona, certi che la missione non è mai un’avventura solitaria, ma un’esperienza di comunione che unisce chi parte e chi resta, nella stessa speranza che il Vangelo continui a farsi carne nelle periferie della storia».