Il ricordo di mons. Giacomelli a un secolo dalla morte

Fondò l’Istituto “Le nostre bambine” e fu parroco dei Santi Apostoli

| DI Redazione Online

Il ricordo di mons. Giacomelli a un secolo dalla morte
“Le bambine, soffocate dalle lacrime, ad una ad una gli sfilarono accanto a baciargli per l’ultima volta la mano. Alle nove di sera spirò. Un velo funereo si stese sulla casa e divenne singhiozzo, mentre le persone mature in pianto gli preparavano la camera ardente ed assieme alle ragazze grandi si disponevano alla veglia”. Così il 24 maggio 1926 l’Istituto “Le nostre bambine” diede l’addio al fondatore mons. Luigi Giacomelli e così oggi in questo centenario dalla sua morte vogliamo ricordarlo. Ma chi era Luigi Giacomelli? Nacque a Sommacampagna in contrada San Michelin il 30 marzo 1839 da Felice e Marianna Zenatti. Fu allievo dell’Istituto don Mazza e il 14 agosto 1864 divenne sacerdote. Insegnò nel Seminario Vescovile ed era suo desiderio che fra la cattedra del docente e i banchi degli alunni non vi fosse distanza. È suo il testo dell’inno ufficiale alla Madonna della Corona, tre sonetti su san Francesco e molti poemetti. Venne incriminato dalle autorità austriache come elemento pericoloso e dovette bruciare tanti suoi scritti. Fu maestro ed educatore nelle nobili famiglie veronesi e a 46 anni venne nominato arciprete dei Santi Apostoli dove segnò un’orma profonda, indelebile. Carità e misericordia furono il suo programma, che ancor oggi la parrocchia continua con l’Emporio della Carità a lui intitolato. Un giorno si incontrò con due povere fanciulle; pensò all’Istituto Mazza, ove per il momento non potevano essere accolte. Ma non tentennò. Schiuse la porta della sua canonica, acconciò alla meglio una stanza, le tenne come bambine di sua famiglia. Così ebbe inizio l’Istituto. Alle due prime se ne aggiunsero altre e poi altre ancora. Per tutte vi fu il cuore del Giacomelli, che si toglieva per esse letteralmente il pane di bocca ed elemosinava nei palazzi facoltosi. Non è noto il numero esatto delle migliaia di bambine accolte, le due guerre hanno distrutto gli archivi. Tutte hanno potuto andare a scuola, all’inizio dalle Figlie di Gesù e poi con maestre proprie, per imparare il lavoro del ricamo. Fu indispensabile una direttrice, Vittorina Gregorio, a cui seguirono Rosa Pizzoccaro, Onorina Marchi, Maria Biasi. Don Giacomelli frattanto aveva comperato casa ad Alcenago perché la canonica era insufficiente. Inoltre l’amico don Marcello Simoncelli aveva offerto la sua parte di casa situata a Pesina, ma con la sua morte esse rimasero senza casa estiva. Ne trovarono una a Illasi (villa Lucchini), quindi una a Gaon (Casa don Lucchini), per poi fare ritorno in una nuova casa a Pesina, dove la comunità ha sempre accompagnato e sostenuto l’Istituto, gli ha intitolato una via, prega presso i capitelli voluti dalle maestre e le ricorda nel cimitero, dove riposano. 
La Cattedrale, di cui era stato nominato canonico nel 1910, lo vide poco, perché si dedicò esclusivamente all’Istituto. Com’era entrato povero a Verona, così povero ne partiva per sempre. Era la sera del 24 maggio 1926 e il giorno dopo “la salma venne posta nella bara fra la più intensa commozione, depositata nella Berlina messa a disposizione dal Comune. Non un cero, non un fiore, per espressa volontà del defunto. Si compose quindi un interminabile corteo”, raccontano le cronache dell’Istituto. 
Tra le iniziative nel centenario della morte, questa domenica 24 maggio alle 10.30 la Messa a Sommacampagna, la visita alla chiesetta di San Michelin attigua alla casa natale e in Cattedrale il suo ricordo alla Messa delle 11 presieduta dal Vescovo.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Stella Bianchi, Enzo Tomelleri e Rosella Orlandi

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