A dieci anni dalla morte di Carmen Hernández, avvenuta il 19 luglio 2016, il vescovo Domenico Pompili ha presieduto una celebrazione di ringraziamento. La Messa, celebrata nella parrocchia di Madonna della Fraternità la sera di domenica 2 agosto, ha visto circa un migliaio di partecipanti.
Nata a Ólvega (Soria, Spagna), il 24 novembre 1930, fin da giovane sentì la vocazione alla missione, che volle seguire con passione. Dopo aver completato gli studi teologici e aver sognato di andare missionaria prima in India e poi in Bolivia, nel settembre 1964 entrò in contatto con Kiko Argüello il quale, a novembre, decise di andare a vivere tra i baraccati di Palomeras Altas: qui, nel 1965, si formò una piccola comunità tra i poveri, che Carmen conobbe e cominciò a frequentare. Il 28 agosto 1965 la Guardia Civil incominciò la demolizione delle baracche di Palomeras, mentre l’arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo, li invitò a portare questa esperienza nelle parrocchie di Madrid. Da lì iniziò il Cammino Neocatecumenale che nel 2026 è presente in 138 nazioni dei 5 continenti, in circa 1.400 diocesi e oltre 6.200 parrocchie, e conta più di 20.300 comunità.
Mons. Pompili, nell’omelia della Messa di anniversario, ha ricordato la relazione speciale tra Carmen e Kiko, così diversi eppure uniti dal desiderio di evangelizzazione e dallo stile della condivisione, messo in luce dal Vangelo della moltiplicazione dei pani: «Condividere rende possibile l’impossibile e trasforma la necessità in gratuità. Non è forse quello che avete sperimentato lungo il Cammino? La forza di questa esperienza è stato il perdono ricevuto e concesso agli altri. Così avete superato quell’uggia di vivere che vi tormentava».
Ha aggiunto il Vescovo: «Carmen scopre il Cristo vivente nella piccola fraternità di baraccati raccolta intorno a Kiko, tutta fatta di gente misera, dove si sperimenta una vera comunione e si legge la Bibbia come una parola rivolta personalmente da Dio a ognuno; Kiko viene a contatto con la preparazione teologica di Carmen, con la sua passione per il rinnovamento in atto nel Concilio Vaticano II, con la sua conoscenza della liturgia e della Scrittura, con il suo slancio missionario».