Nel canto XXVI del Paradiso Dante narra di aver incontrato due personaggi: san Giovanni e Adamo. Anzitutto san Giovanni. Dopo aver sostenuto e superato egregiamente l’esame sulla fede davanti a san Pietro e dopo aver sostenuto e affrontato l’esame sulla speranza davanti a san Giacomo, Dante deve affrontare l’esame sull’amore davanti a san Giovanni, l’apostolo dell’amore. Prima domanda di san Giovanni sull’amore: “A quale oggetto o fine ultimo tende la tua anima con l’amore?”. Dante ha pronta la risposta: “Dio, il sommo Bene che fa lieta qui la sua corte, è il principio di ogni bene”. Seconda domanda: “Perché l’amore fa volgere l’attenzione su Dio, come una freccia al suo bersaglio?”. Risposta di Dante: “Il bene accende in noi l’amore, tanto più grande quanto maggiore è la perfezione che contiene. Di conseguenza, l’Amore assoluto è Dio, nel quale ogni bene è assoluto e trascendente”. E la terza domanda: “Che cosa ti fa volgere lo sguardo a Dio Amore?”. La risposta di Dante: “L’essere del mondo e l’esser mio, / la morte ch’el sostenne perch’io viva, / e quel che spera ogni fedel com’io, / con la predetta conoscenza viva, / tratto m’hanno del mar dell’amore torto, / e del diritto m’han posto alla riva”. Queste, dunque, sono le ragioni per le quali Dante si rivolge a Dio Amore: l’esistenza del mondo; la sua esistenza; la morte di Cristo in croce; la beatitudine eterna che ogni cristiano spera. Questi stimoli hanno tratto Dante fuori dal pelago dell’amore mondano. Dante si mostra teologo finissimo e testimonia la reale sua conversione a Dio Amore. Dante poi si incontra con Adamo, che definisce l’uomo di cui tutti sono “sposa, figlia e nuora”. Dante chiede ad Adamo la ragione del suo peccato. Al che Adamo precisa che non fu il fatto di aver mangiato dell’albero proibito, ma l’aver trapassato il segno, il rifiuto cioè di accettarsi creatura, volendo essere come Dio, mettendosi al posto di Dio. “Or, figliol mio, non il gustar del legno / fu per sé la cagion di tanto esilio, / ma solamente il trapassar del segno”.
Raccogliamo due messaggi. Il primo: Dante ritiene che l’Amore a Dio sia l’assoluto di Amore e il principio di ogni amore, che è relativo a Lui. La negazione di Dio è negazione della fonte dell’amore umano. In secondo luogo, Dante precisa il senso del peccato originale, che consiste radicalmente nella superbia, nel rifiuto cioè della propria condizione di creature e nella determinazione di diventare un dio.
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona