Viaggio missionario in Guinea-Bissau per imparare l’arte dell’incontro

| DI Don Alessandro Martini

Viaggio missionario in Guinea-Bissau per imparare l’arte dell’incontro
Partire per un viaggio missionario sembrava un'idea lontana, una di quelle cose che osservi con timore e curiosità. Poi le valigie si sono chiuse davvero, l’aereo ha staccato l’ombra da terra e gli accesi colori della terra della Guinea-Bissau hanno dato il benvenuto al nostro gruppo di otto giovani che abbiamo accompagnato.
Fin da subito, l’arrivo a Bissau, la capitale, ci ha mostrato che la distanza geografica e le inevitabili diversità culturali si attenuano di fronte alla grande ospitalità ricevuta.
La nostra non è stata una missione fatta di grandi opere ma un’esperienza di incontro. Abbiamo avuto l’occasione di confrontarci sul tema della povertà e della ricchezza imparando poco a poco l’arte dello stare, del fare spazio all’altro, di ascoltare, di farci prossimo e di essere prossimi. Abbiamo camminato nei villaggi, condiviso il cibo e il tempo, partecipato ai momenti di festa e di quotidianità del “Grest” di Bafatá dove don Andrea Mattuzzi, fidei donum della nostra diocesi, ci ha accolti. Abbiamo toccato con mano le difficoltà delle famiglie che trovano un sostegno nella Caritas di Bafatá che gestisce con passione e professionalità i centri nutrizionali, grazie ai  quali i bambini con problemi di malnutrizione ricevono cibo sufficiente; le case delle mamme, che supportano i casi di gravidanza a rischio.
Siamo poi stati ospiti a Bambadinca dove Flora Massari e Giulio Leso, laici della diocesi di Verona, insieme a gente locale, gestiscono corsi di formazione per lavoratori, sensibilizzandoli a tematiche attuali come l’alimentazione legata al cambiamento climatico. Nell’ultima settimana ci siamo spostati nel nord del Paese, passando per diverse realtà, aperti alla sorpresa di preti, suore e laici che si dedicano a questa terra e che ne hanno fatto la storia. Non poteva mancare però la sosta sulla spiaggia di Varela, ammirando la bellezza dell’oceano.
Un impatto profondo lo ha lasciato la vita di fede della Chiesa locale incontrata fin dai primissimi giorni con i vescovi José Camnate e Victor Quematcha, rispettivamente di Bissau e Bafatá, che ci hanno mostrato la complessità della realtà guineana e una Chiesa che, oltre al compito dell’evangelizzazione, diventa punto di riferimento nel campo della sanità e dell’istruzione.
I momenti di condivisione con le giovani comunità cristiane e l’incontro con altre realtà missionarie sono stati un inno alla speranza e un modo per risvegliare dentro domande profonde sul senso del nostro credere: la Chiesa è davvero universale quando sa farsi famiglia, quando ci riscopriamo fratelli e sorelle che sanno sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza.
Rientrando alla routine di tutti i giorni, la domanda che molti ci rivolgeranno sarà: «Cosa vi è rimasto di questo viaggio?». Sicuramente la consapevolezza che la missione non si esaurisce con un biglietto di ritorno. Quella polvere rossa della Guinea-Bissau ci è rimasta attaccata alle scarpe e al cuore, ma soprattutto ci ha lasciati con l’impegno di raccontare qui quanto vissuto là.
Un grazie sincero va a chi ha organizzato il viaggio; a chi, con la preghiera e il sostegno, ci ha accompagnati in questo cammino. Se oggi torniamo con il cuore più grande, è anche grazie alla fiducia di una comunità che sa ancora mandare i suoi giovani verso l’altro.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:
In fase di aggiornamento...

w-fullw-full