Il Servizio diocesano formazione e spiritualità ha proposto nelle settimane scorse un momento di approfondimento per tutti i sacerdoti sul tema dell’Intelligenza artificiale. La prima constatazione raccolta è stata sul timore da parte di molte persone e sulla necessità dello stesso clero di entrare maggiormente in questa vera e propria sfida epocale, garantendo anche la possibilità di essere un punto di riferimento nella riflessione per tanta gente.
A portare la sua voce autorevole è stata, tra gli altri, la prof.ssa Chiara Giaccardi, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha evidenziato come l’essere umano è sociale, simbolico e tecnico; questo vuol dire che è fatto per la tecnica e ha un rapporto di co-evoluzione con la realtà che egli stesso modifica. Ha sottolineato: «Noi selezioniamo tra gli stimoli, mentre l’Intelligenza artificiale non seleziona, non giudica, non fa cernite, non sa distinguere e non sa darci la verità, che deve sempre passare dall’uomo così come il pensiero che non possiamo delegare ad essa». Il digitale, ha aggiunto, fa astrarre dalla realtà riducendo l’importanza del corpo e rischia di semplificare tutto in una sorta di codice binario, che si sposa sempre con l’ideologia e l’individualismo, che illudono e frustrano le persone. «Noi, invece – come sanno bene proprio i preti e ha ricordato Giaccardi – siamo esseri relazionali che trovano la propria singolarità e identità sempre in una rete di relazioni. Spetta anche a voi continuare a risvegliare questa dimensione che offre significato alla vita e permette l’unità, pur mai conclusa». Un altro aspetto che la professoressa ha rimandato proprio ai sacerdoti veronesi è che per usare la tecnica, evitando la privazione della libertà, occorre introdurre lo spirito che custodisce e coltiva l’indisponibile, perché – anche secondo il Vangelo – non si tratta di possedere la verità, ma di non smettere di cercarla.
Altri spunti di formazione sono venuti dalla lettura condivisa e guidata della Nota Antiqua et nova del Dicastero per la dottrina della fede e del Dicastero per la cultura e l’educazione, pubblicata a inizio 2025. I sacerdoti hanno rilevato il rischio di un “riduzionismo digitale”, per il quale le esperienze non quantificabili vanno messe da parte e poi dimenticate, oppure ritenute irrilevanti perché non calcolabili in termini formali. Dal loro punto di vista, l’Intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata solo come uno strumento complementare all’intelligenza umana e non sostituire la sua ricchezza. Coltivare quegli aspetti della vita umana che vanno oltre il calcolo è di cruciale importanza per preservare una “autentica umanità”, la quale – come recita la Nota – “sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa”. Si tratta, quindi, di non puntare sulla mera accumulazione di dati ma di cercare di raggiungere una vera sapienza, che sappia promuovere una visione autentica della persona umana e tessere insieme il tutto e le parti.
Per il clero veronese è proposto un ulteriore incontro formativo sul tema “Sono fragili, sono fragile. Orientarsi da preti in un mondo frammentato” martedì 10 febbraio presso la Casa di spiritualità San Fidenzio dalle 9.30 al pranzo. Relatore: don Andrea Peruffo, psicologo, psicoterapeuta, responsabile della formazione del clero giovane della Diocesi di Vicenza.