I preti veronesi da 50 anni missionari in Argentina

| DI Paolo Annechini

I preti veronesi da 50 anni missionari in Argentina
Era il 1965 quando mons. José Podestà, vescovo di Avellaneda,   nella Gran Buenos Aires, venne a Verona su invito di mons. Giuseppe Carraro e propose alla diocesi una cooperazione tra le due Chiese. Il Vescovo diffuse la proposta tra i preti e don Roberto Zardini si fece avanti. Prima di lui don Gugole e don De Angelis erano già partiti per l’Uruguay.
Erano gli anni del Concilio Vaticano II e a Verona si respirava un vero e proprio fermento missionario. Mons. Carraro portava in riva all’Adige i vescovi dell’America Latina che partecipavano alle sessioni del Concilio a Roma, i comboniani facevano lo stesso con i vescovi africani, in quegli anni a San Massimo si metteva la prima pietra del Seminario per l’America Latina, poi Ceial, oggi Cum.
Don Zardini arrivò nella città di Quilmes, allora diocesi di Avellaneda, uno dei distretti che formano la Gran Buenos Aires, dove già a metà degli anni ’60 viveva un terzo dell’intera popolazione dell’Argentina. Lo seguirono don Luigi Franchi, don Giulio Battistella (che ha raccontato la sua esperienza in un libro di consigliata lettura Da Cuba e Argentina, il sogno dei cieli). E poi, negli anni, don Giovanni Bendinelli, don Tarcisio Avesani, don Francesco Ballarini.
Don Paolo Bacilieri e don Eros Zardini sono gli  attuali fidei donum che animano la “Missione Argentina”, o meglio, come dicono loro, «ora viviamo qui la nostra pensione». Don Paolo è arrivato in Argentina poco dopo don Roberto Zardini e, nonostante abbia superato gli ottant’anni, è ancora responsabile di una parrocchia nella periferia della città. Don Eros, ottant’anni quest’anno, aiuta in Cattedrale, in una parrocchia vicina ed è cappellano in un ospedale della città.
Abbiamo incontrato don Paolo e don Eros a Quilmes, di passaggio verso La Rioja, dove si celebrano i 50 anni del martirio di mons. Henrique Angelelli e degli altri tremartiri “riojani”. Nel 1976 –cinquant’anni che si celebreranno nel prossimo mese di settembre – nacque la diocesi di Quilmes, ricavandone il territorio da quelle di Avellaneda e di La Plata. I preti di Verona erano già presenti. Il primo vescovo fu mons. Jorge Novak, famoso per le sue prese di posizione negli anni difficili della dittatura e dei desaparecidos.
Tutti ricordano don Roberto Zardini, morto nel 2012, per la sua vicinanza ai poveri e agli ammalati. Don Giulio Battistella scelse di vivere nelle villas miserias, le favelas di Buenos Aires, in una casa di cartone. Faceva il parroco, organizzava la pastorale senza scorporarla dalla rivendicazione dei poveri per i troppi diritti negati, e per questo ancora prima della dittatura era nel mirino dei militari. A Quilmes ricordano don Francesco Ballarini per il suo impegno nell’ecumenismo, come formatore in seminario. Lo ricordano per la celebrazione  di una Messa con la chiesa circondata dai militari, perché dentro le mamme avevano portato le foto dei loro figli desaparecidos. Don Francesco creò la “Casa del Niño Lourdes” che ha da poco compiuto trent’anni e offre nuove possibilità di vita a oltre 200 adolescenti e alle loro famiglie. Don Giovanni Bendinelli è ricordato per l’animazione biblica popolare non solo in diocesi, ma in tutta l’Argentina; don Tarcisio Avesani per l’amministrazione e il suo impegno a ristrutturare chiese e strutture parrocchiali.
Quest’ultimo ha lasciato un’eredità alla diocesi di Quilmes dedicata alla formazione di sacerdoti e seminaristi che, ancora oggi, dice mons. Carlos José Tissera, Vescovo di Quilmesrappresenta «un grande gesto e un aiuto importante, una grande attenzione di un uomo che ha sempre amato la missione». Conclude il presule: «Ringrazio molto la diocesi di Verona che è stata ed è molto generosa, inviando sacerdoti e aiuti nei confronti della Chiesa e di varie realtà di Quilmes».

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