Uno dei momenti più curiosi della recente 95ª Festa dell’Uva di Monteforte d’Alpone è stato il 18° “Concorso della taiadèla con la méscola”. Si tratta di una simpatica competizione in cui le donne delle otto storiche contrade si sfidano nella preparazione della sfoglia utilizzando la tradizionale méscola, cioè il matterello.
Davanti al palazzo municipale, una quindicina di persone tra nonne, mamme e figlie (ma anche due uomini) si sono così cimentate nell’antica arte: dopo aver impastato farina e uova, hanno tirato la sfoglia e ricavato delle taiadèle, che nel Veronese non sono le classiche tagliatelle, ma dei tagliolini molto fini. La pasta è stata quindi messa dalla Pro loco in un pentolone a cuocere, per essere poi servita in brodo con un soffritto di figadìni e reguèste, vale a dire fegatini e durelli di pollo.
La sfoglia è stata tagliata con un antico strumento, la cortèla, che veniva ricavata dal fèro da séga, la falce per tagliare l’erba. Quando la falce era ormai consumata e non poteva più essere impiegata nei campi, veniva modificata: si tagliavano il manico e una parte della lama, trasformandola in una cortèla, con la quale le donne potevano ottenere taiadèle più fini.
Le taiadèle in brodo coi figadìni sono sempre state una presenza immancabile sulle tavole montefortiane, soprattutto nei pranzi della domenica. Proprio per mantenere viva questa tradizione, il presidente della Pro loco Renato Zoppi sta portando avanti da alcuni mesi un progetto per la nascita della “Confraternita delle taiadèle in brodo coi figadìni”. L’obiettivo è creare uno strumento di tutela, valorizzazione e promozione di uno dei piatti più rappresentativi della tradizione gastronomica locale. Nella sede della Pro loco si è già svolta qualche riunione, in vista dell’organizzazione e della costituzione della nuova confraternita.
«Le taiadèle in brodo coi figadìni non costituiscono soltanto una preparazione culinaria – spiega Zoppi –, ma rappresentano un elemento identitario profondamente radicato nella memoria collettiva della comunità di Monteforte. Raccontano una storia fatta di famiglie, convivialità e sapori tramandati nel tempo e sono l’espressione autentica della cultura contadina e della vita sociale del paese. In un contesto in cui le tradizioni locali rischiano progressivamente di essere dimenticate, la Confraternita intende assumere il ruolo di custode attivo di questo patrimonio immateriale, promuovendone la conoscenza, la salvaguardia e la trasmissione alle nuove generazioni».
Ma qual è la ricetta montefortiana delle taiadèle in brodo? Beh, naturalmente si comincia dalla pasta: farina e uova fresche, impastate e poi tirate fino ad ottenere una sfoglia sottilissima, quasi trasparente. Questa viene quindi arrotolata e appoggiata sull’asse, pronta per essere tagliata in finissime taiadèle, possibilmente utilizzando l’antica cortèla.
A parte si prepara un buon brodo di carne: in una pentolone pieno d’acqua fredda si immergono pollo, manzo, cipolla, carota e sedano. Si porta a bollore, si aggiunge il sale e si lascia cuocere per un paio d’ore. In un’altra pentola si fa soffriggere nel burro un po’ di cipolla tritata finemente, quindi si aggiungono i fegatini e i durelli, lasciandoli cuocere per circa 15 minuti e sfumandoli con un po’ di Soave Classico. Quando il brodo è pronto, si aggiungono le taiadèle: bastano pochi secondi di cottura e il piatto è pronto. Si serve ben caldo, aggiungendo qualche cucchiaio dell’intingolo di fegatini e durelli e completando con una generosa spolverata di formaggio Grana.
Una ricetta semplice, ma ancora oggi capace di portare in tavola il gusto e la memoria di Monteforte. Non è un caso, dunque, che le taiadèle in brodo coi figadìni siano diventate uno degli appuntamenti della Festa dell’Uva.