L'oasi di inclusione di Cascina Capo

A Torbe di Negrar il lavoro aiuta chi ha disabilità

| DI Francesca Boari

L'oasi di inclusione di Cascina Capo
Tra i vigneti di Torbe, in Valpolicella, a pochi chilometri da Negrar, si trova Cascina Capo: un’oasi di pace dove lavoro, natura, accoglienza e inclusione s’incontrano. Si tratta di una struttura rurale composta da due abitazioni e una vecchia stalla con fienile, oggi trasformata in azienda agricola e fattoria sociale. Il precedente proprietario decise di donarla alla cooperativa Filo Continuo Onlus con una condizione precisa: farne un luogo di progetti sociali.
Da quella donazione, e dai fondi europei ottenuti nel 2019 come società agricola, Filo Continuo ha potuto avviare la ristrutturazione dell’immobile. Oggi la struttura si presenta con tre camere adibite a b&b – denominate “Oliva”, “Uva” e “Miele” – con servizio di prima colazione, un appartamento con cinque posti letto per i progetti del “Dopo di noi” e uno dedicato al co-housing sociale, destinato a famiglie fragili del territorio, entrambi prossimi alla partenza. Non mancano laboratori per la trasformazione delle colture e spazi interni ed esterni messi a disposizione per meeting, attività culturali, esperienze formative e piccoli eventi per associazioni e aziende. Si aggiungono una chiesetta, ricavata da quella che era la cantina, un grande salone e il magazzino, utilizzato anche come rimessa per il nuovo trattore.
L’edificio punta alla sostenibilità ecologica: si alimenta di energia fotovoltaica e raccoglie le acque piovane, nell’ottica di una gestione sempre più autonoma e green. Anche i terreni circostanti sono adibiti a coltivazioni biologiche; tra le novità di quest’anno vi è la riqualificazione di un piccolo allevamento di lumache per la produzione di bava destinata all’uso alimentare e alla cosmesi.
La “custode” di Cascina Capo è Giorgia Lonardi, amministratrice unica e imprenditrice agricola della struttura. «Da fine 2024 sono venuta a vivere stabilmente qui proprio per gestire l’intero progetto – racconta –. Gli ospiti del b&b possono arrivare in ogni momento ed è fondamentale che ci sia una presenza costante. In futuro, nell’appartamento centrale, ci sarà un operatore fisso a vivere con i ragazzi».
Il percorso di Giorgia comincia oltre dieci anni fa in comunità con Filo Continuo, dopo una laurea in Psicologia e un tirocinio nell’ambito della disabilità che le fa scoprire la sua “missione”. «Lavoravo otto ore, uscivo ed ero libera, non dovevo pensare a nient’altro – ricorda –. Ma lo sentivo come un ambiente stretto, monotono».
Le prime prove di vita indipendente con i ragazzi e l’esperienza della vendemmia fanno nascere in lei il desiderio di una svolta. Un cambiamento anche personale la porta a dire sì a un progetto che tiene insieme tutto ciò che ama: l’assistenza socio-sanitaria, l’accoglienza maturata nel settore della ristorazione e il legame con la terra. «Qui le decisioni arrivano principalmente da me. Il peso si fa sentire, ma ci sono anche grandissime soddisfazioni, a partire dalla partecipazione agli eventi: organizzi la prima serata e vengono in quindici persone, poi con il passaparola la volta successiva ne arrivano trenta».
Tre giorni alla settimana salgono a Cascina Capo otto ragazzi del centro diurno della cooperativa Filo Continuo di Pescantina. Il mercoledì e il venerdì, dalle 9 al primo pomeriggio, si dedicano ad attività abilitative e riabilitative. Il lunedì un gruppo più ristretto di quattro persone segue un nuovo progetto mirato all’autonomia: pulizia delle camere, servizio ai tavoli e piccoli compiti che un giorno potranno tradursi in un lavoro vero e proprio. A questo si affianca la collaborazione con il Sil (Servizio integrazione lavoro) del Comune di Negrar, la sinergia con vari enti e aziende del territorio e una preziosa rete di volontari legati alla cooperativa che si occupano dei trasporti, delle attività e dei soggiorni.
Nel laboratorio di trasformazione, attivo all’interno da quest’anno (mentre prima ci si appoggiava a un’azienda esterna di Palazzolo di Sona), si producono marmellate, conserve, miele (grazie ad alcune arnie presenti), giardiniera e sottolii. Queste specialità vengono distribuite principalmente come bomboniere per cresime, comunioni e matrimoni, oppure vendute nel negozio di Filo Continuo a Pescantina e Villafranca. Olio e vino vengono invece prodotti all’esterno: l’uva della cascina viene portata in una cantina di Bure. Alla reception del b&b questi prodotti si possono anche acquistare, insieme ad altri oggetti realizzati a mano nel centro diurno di Pescantina, come candele, dipinti, taglieri e ciotole.
Jessica ha 46 anni e lavora soprattutto in cucina, occupandosi della lavastoviglie, del riordino dei piatti e del servizio in sala colazioni. È una persona solare, accogliente e molto entusiasta dei compiti affidati. «Mi piace!», risponde semplicemente quando le si chiede cosa faccia di bello in struttura. Custodisce un quaderno in cucina dove trascrive a mano numerose ricette; la torta alla ricotta e limone è una delle sue preferite e di solito la prepara insieme a Dina, una delle volontarie della cooperativa. Quando ci sono ospiti, racconta Giorgia, spesso è Jessica a portare loro il caffè: «È felicissima di farlo, orgogliosissima di dire: l’ho portato io». Laura, invece, si dedica soprattutto alla preparazione di verdure, insalate e della pasta fredda con pomodorini e pesto (la sua versione preferita è quella all’olio). La sua settimana si divide tra la cascina, il centro diurno e il Grest parrocchiale di Pescantina.
Per entrambe, come per gli altri ragazzi, non si tratta solo di occupare il tempo. «Quello che fanno qui viene portato in negozio, viene venduto e raccontato al pubblico», sottolinea Giorgia. Achille, un altro giovane del gruppo, è sempre il primo a narrare con orgoglio ai clienti di aver fatto lui stesso la marmellata che stanno assaggiando. Poi c’è Giovanni, con un passato da giardiniere, che si impegna principalmente nel lavoro dei campi, mentre altre ragazze della squadra sono addette alla cura e alla pulizia degli ambienti.
I turisti che alloggiano nel b&b spesso scelgono la struttura per la vicinanza all’ospedale, come punto d’appoggio per visitare Verona e il lago o per la tranquillità della posizione isolata, ma finiscono per partecipare alle attività insieme ai ragazzi. «Lo vedono proprio come un posto da vivere», racconta Giorgia, e non a caso il 90% degli ospiti decide poi di ritornare.
Le attività agricole, oltre alla coltivazione biologica di vite, ulivi e ortaggi, si arricchiscono continuamente: dall’apicoltura all’allevamento di lumache, fino alla coltivazione di piante officinale per oli essenziali e alla produzione di confetture, mostarde e gelatine. Inoltre, quest’anno Cascina Capo ha ottenuto l’autorizzazione come fattoria didattica.
Tutto è pronto: manca solo il personale necessario per accogliere le scuole, creando occasioni in cui i bambini possano collaborare attivamente con i ragazzi con disabilità. Perché Cascina Capo, e lo si coglie già dal primo impatto, è proprio questo: un luogo dove il lavoro diventa crescita, autonomia e inclusione, e dove l’abitare insieme si trasforma in una preziosa opportunità di relazione, responsabilità e libertà.

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