La “cartella” clinica di Marco si è chiusa ufficialmente, dieci anni dopo la diagnosi di leucemia. Un momento atteso con speranza per tanto tempo e che finalmente segna l’inizio di una nuova vita, di un ritorno alla normalità. Ed è davanti alla famiglia, ai parenti, agli amici, ai volontari e al personale sanitario che Marco, 23 anni di Fumane, ha scelto di festeggiare domenica scorsa nella casa dei nonni a Prun di Negrar.
Tutto è iniziato il 14 febbraio 2016. Marco non aveva ancora compiuto 13 anni quando ricevette la notizia più dura. «Il mio primo pensiero? È stato sciocco», ricorda oggi con un sorriso. «Ad aprile c’era la gita scolastica di tre giorni. Chiesi subito ai medici se potevo andare». Marco non capiva esattamente cosa stesse accadendo, ma la consapevolezza arrivò poco dopo, una volta uscito dalla sala dei dottori: un pianto disperato tra le braccia della mamma che subito lo rassicura: «Ce la faremo in qualche maniera».
Il miracolo di Marco ha avuto il nome e il sangue di suo fratello Luca, di 15 mesi più giovane. È stato lui a donargli il midollo osseo per il trapianto, un gesto che ha fortificato il loro legame. «Ricevere la vita da lui è stato veramente particolare», spiega Marco. «Eravamo piccoli, ma Luca ha accettato subito con una maturità da adulto. Quel dono ha riallacciato il nostro rapporto in un modo che non si può spiegare a parole».
Negli anni delle cure, dei controlli e dell’ansia che ogni prelievo portava con sé – quel timore che «forse è tutto tornato» – Marco ha imparato a vivere «un passo alla volta», a «non fasciarmi la testa prima di romperla, vedere cosa accadeva e poi in caso agire». A sostenerlo, oltre alla famiglia che gli è sempre stata accanto, è stata l’immagine di un amico che oggi non c’è più: Leonardo. «È morto, ma senza di lui non so se ce l’avrei fatta. Era solare, affrontava il reparto con un sorriso incredibile. Mi ha insegnato la positività».
In questo percorso, l’Associazione bambino emopatico oncologico (Abeo) di Verona è diventata una seconda famiglia. Non solo per supporto psicologico o medico, ma “leggerezza”, come la definisce Marco. Una parola, un gioco o un momento di svago che trasformava le quattro mura dell’ospedale in un luogo dove si poteva ancora essere bambini.
C’è stato un momento, in questa battaglia, in cui la fede e la determinazione di Marco sono state un faro. «In quell’anno dovevo fare la Cresima e volevo farla con tutto me stesso. Era un traguardo importante», racconta. Ma la strada era difficile: le cure inizialmente non rispondevano e Marco vedeva soffrire chi gli stava accanto. Il destino, però, aveva in serbo una sorpresa. Le sue catechiste, a sua insaputa, scrissero a Roma raccontando il suo desiderio. Papa Francesco rispose invitandolo in udienza il mercoledì successivo, riservandogli un posto in prima fila. «Mi meravigliò tantissimo che, in mezzo a una piazza piena, lui sapesse esattamente chi fossi. Mi impressionò la sua calma, la gentilezza e la tranquillità con cui mi parlava, come se ci conoscessimo da sempre».
Oggi, dopo un lungo calvario fatto di alti e bassi, il cerchio si chiude, ma in modo nuovo. Marco è diventato volontario Abeo e non perde occasione per aiutare l’associazione, sia nell’organizzare eventi sia nella raccolta fondi. «Aiutare quei bambini e quelle famiglie dà un senso a tutto quello che ho passato. Mi sento realizzato quando riesco a rendere il loro percorso più lieve. Sono felice».
Il futuro di Marco è fatto di tanti sogni nel cassetto: dall’aprire un’attività tutta sua nel campo della ristorazione – attualmente lavora come pasticciere in grandi Hotel a St. Moritz – al diventare, un giorno, una figura di riferimento o magari il presidente dell’Abeo. «Sono convinto che chi è passato dal reparto di Oncoematologia pediatrica possa arrivare al cuore delle famiglie e sostenere in modo più adeguato i bambini ricoverati».
E quale messaggio di speranza lasciare a chi sta vivendo la malattia? «Io dico sempre di vivere la vita restando bambini. Un bambino, quando ha un obiettivo in mente, non si fa distrarre da niente: vuole raggiungerlo a tutti i costi. Non importano gli ostacoli, lui lotta per avere quello che vuole. Cercate di rimanere bambini, lottate per quello che desiderate e non fatevi fermare da nessuno. Spero che le persone portino a casa questo messaggio e ci pensino su».
Domenica, tra i brindisi e la commozione, Marco ci ha testimoniato ancora una volta la bellezza della vita e la gratitudine per ogni piccolo gesto. Il fascicolo è chiuso, ma le pagine del nuovo libro di Marco sono ancora tutte da scrivere.