In Italia il panettone non è solo un dolce: è un rito collettivo, un simbolo delle feste che attraversa generazioni, tavole di famiglia e memorie condivise. È il profumo del Natale, la pazienza dell’attesa, la sintesi di una cultura artigiana che parla di tempo, rigore e gesti tramandati. Dietro a ogni grande panettone c’è una storia, e dietro a chi lo realizza c’è spesso il ruolo silenzioso di custode di una tradizione che continua a vivere.
Vanna Scattolini (nella foto) è una di queste depositarie. Pasticcera e titolare del laboratorio Madamadorè di San Pietro in Cariano, da anni lavora sui grandi lievitati con l’obiettivo di rispettare e allo stesso tempo raccontare l’identità italiana attraverso uno dei suoi prodotti più iconici. Un impegno che oggi la porta, per la terza volta, alla finale della Coppa del mondo del panettone.
«Per me è sempre un’emozione indescrivibile, nonostante abbia partecipato a molti concorsi. Questa per me è la terza volta in finale, ma ogni volta è come se fosse la prima». La finale italiana si è svolta domenica 18 gennaio a Sigep World, il Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè di Rimini. Ventiquattro maestri pasticcieri si sono confrontati nelle categorie panettone tradizionale e panettone al cioccolato, con in palio il titolo di Campione italiano e l’accesso alla finale mondiale prevista a Milano il 7 e 8 novembre 2026.
Sebbene Vanna non sia risultata tra i primi dieci, questo è stato un appuntamento che rappresenta il vertice di un percorso, ma anche un momento di confronto. «Partecipare a questo tipo di eventi per me significa mettersi sempre alla prova per capire il livello del mio lavoro ed essere arrivata fin qui dimostra che sto facendo un “ottimo” lavoro, perché il livello della competizione si è alzato moltissimo».
Per Scattolini il panettone non è mai stato solo una gara. «Per quanto riguarda la Coppa del mondo, ma anche tutti gli altri concorsi a cui ho partecipato, è sempre stato più un confronto e una crescita che una competizione. Ovviamente si partecipa per vincere, ma essere comunque arrivata fin qui per me è una vittoria». Un approccio che riflette una visione artigiana profonda, in cui il “come lo voglio fare io” resta la priorità; in cui la qualità nasce dalla tecnica e dal metodo.
«Tutti e tre gli aspetti sono importanti, ma la tecnica è fondamentale per ottenere un buon panettone», tanto che rigore e disciplina sono parole chiave nel suo lavoro quotidiano. «Il rigore è la cosa fondamentale per la buona riuscita di un panettone: una buona gestione e conoscenza del lievito madre, la ricerca quasi ossessiva di materie prime sempre migliori e molta attenzione nelle varie fasi di preparazione, dal primo impasto alla cottura».
Un sapere costruito nel tempo, che affonda le radici in una scelta di vita netta. Dopo 24 anni come impiegata amministrativa, Scattolini decide di cambiare strada. «Quando ho scelto di dare una svolta alla mia vita lavorativa ero pronta, nonostante non sapessi cosa mi aspettava». Il passaggio da una scrivania a un laboratorio di pasticceria non è infatti stato un gesto impulsivo, ma una scelta maturata nel tempo, ascoltando una passione che chiedeva spazio.
Una vita professionale stabile che però non riusciva a contenere del tutto il richiamo della pasticceria: «Dentro di me c’è sempre stata la passione per questo mondo», racconta, ripensando al momento in cui ha deciso di cambiare rotta. Una decisione che non nasce dalla certezza del risultato, ma dalla consapevolezza di doverci provare. In un mondo del lavoro che spesso chiede solo di produrre, di essere efficienti e continui, dove si è fortunati se ciò che si fa è ciò che si ama davvero, cambiare vita diventa un atto controcorrente. Mantenere viva una passione, darle dignità e trasformarla in mestiere significa restituire senso al tempo e al lavoro, rifiutando l’idea che la stabilità coincida per forza con l’immobilità.
La storia di Vanna Scattolini dimostra che non è mai troppo tardi per scegliere, che l’esperienza accumulata non va persa ma può diventare la base solida su cui costruire qualcosa di autentico, capace di unire competenza, identità e piacere nel fare. A posteriori, Scattolini non ha dubbi: «Guardando indietro il mio percorso, rifarei la scelta un’infinità di volte. Ogni giorno ho la conferma che la mia è stata la decisione della vita».
Dal 2010 inizia così un percorso di formazione continua, culminato nello stesso anno con l’incontro decisivo con il lievito madre grazie a un corso con il maestro Rolando Morandin. «Da allora lavoro con il mio lievito, che utilizzo nella produzione di tutti i lievitati».
Nel 2015 apre Madamadorè, trasformando una passione in un laboratorio artigiano strutturato. Oggi il team è composto da sette persone. «Il lavoro di squadra è importante, perché da sola non sarei arrivata dove sono ora». Eppure, il momento dell’impasto resta profondamente personale. «La preparazione del mio panettone è quasi maniacale: seguo personalmente tutte le fasi, dalla gestione del lievito madre alla pesatura degli ingredienti. La degustazione invece è condivisa con tutto il team, per avere opinioni diverse».
Ma è davvero il panettone il prodotto più rappresentativo per Vanna, quello che può raccontare la sua identità professionale? «Tra tutti i prodotti di pasticceria il mio cuore batte forte per tutti i lievitati, sia quelli da colazione che i grandi lievitati da ricorrenza». E i riconoscimenti ottenuti negli anni hanno rafforzato la consapevolezza che non è solo il suo cuore a battere per questo tipo di prodotti. «Con la vittoria del Panettone Awards nel 2023 ho avuto la conferma che il mio percorso nel mondo dei lievitati è migliorato tantissimo e che i sacrifici mi hanno ripagata».
Un cammino che si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione del panettone nel mondo, sostenuto anche dalla collaborazione tra Coppa del mondo del panettone e Sigep World, impegnati nella promozione del prodotto artigianale italiano nei cinque continenti. L’obiettivo di Vanna per le prossime settimane: rappresentare la qualità e il saper fare italiano a livello mondiale.
In un settore ancora in larga parte maschile, la sua esperienza diventa anche un messaggio. «Il mondo della pasticceria è ancora molto maschile, ma molte donne si stanno facendo strada. Posso dire con tutto il cuore che ognuno deve inseguire il proprio sogno». Un sogno reso possibile anche dal sostegno della famiglia: «Mio marito e i miei figli mi hanno sempre supportato e oggi fanno pienamente parte del mio percorso».