Un itinerario attraverso la storia. Quella di Cellore, frazione di Illasi: Cellulae Illasiorum, nel medioevo giurisdizione del monastero di San Zeno e Comune a sé stante fino al 1819. A tratteggiarla è il volume a cura dell’architetto Renato Molinarolo dal titolo Cellore. Un viaggio nella Storia (Gianni Bussinelli editore) che è stato presentato domenica 18 gennaio, alle 16, al Giardino Musicale in piazza Baldo Sprea, a Illasi.
Oltre al curatore, erano presenti alcuni autori dei saggi – Ettore Napione, Maristella Vecchiato ed Emanuela Zanon – moderati da Katia Galvetto. Ma a completare la stesura della pubblicazione hanno contribuito anche (tra gli altri) Ferdinando Forlati, Giulia Tebaldi e Vittorio Zambaldo con schede e approfondimenti. La prefazione porta invece la firma del vescovo Domenico Pompili, il quale osserva che “è stato meritorio lo sforzo degli autori di indagare, approfondire e divulgare questo patrimonio, a torto ritenuto minore: non c’è inferiorità in chi opera con il cuore e lo sguardo puntato al Cielo”.
Tutto accade partire da un viaggio, premette Molinarolo, «nel tempo ma anche nello spazio, in un ideale itinerario da meridione a settentrione lungo la Valle del Progno d’Illasi, sostando nei luoghi fecondi di storia e di arte di una piccola frazione che era già abitata oltre 2mila anni prima di Cristo. Indagheremo tra le pietre coperte dalla terra e dall’oblio e su quelle restituite a noi dalle acque di un torrente in piena, cercando nelle iscrizioni la trama degli affetti».
Un angolo di mondo è Cellore, frazione abitata fin dalla sua antichità. E territorio di tesori, venuti alla luce ad esempio nella località di Arano.
In un percorso virtuale attraverso le antiche fabbriche della chiesa accompagna il saggio di Zanon. Sulla piazza principale del paese spiccano l’attuale parrocchiale e, giusto accanto, la chiesetta di San Zeno, di antichissime origini. “I recenti lavori di restauro – evidenzia la studiosa – hanno portato alla luce una vasta estensione di parete con affreschi, finora inediti, databili al XII secolo, che affiancandosi agli altri già noti, costituiscono un interessantissimo palinsesto decorativo che culmina con la cappella dipinta da Francesco Morone nel XVI secolo”.
L’attenzione dello scritto di Vecchiato si sofferma invece sulla cappella dell’Annunciazione e sul recupero degli affreschi di Francesco Morone, il cui accurato restauro tra il 2007 e il 2009 fu diretto dall’architetto Libero Cecchini. Infine, il saggio di Napione scende ancora più nel dettaglio e si sofferma sul gruppo sacro della Crocifissione del Maestro di Santa Anastasia, trasferito a Cellore dalla chiesa dei frati minori dei santi Fermo e Rustico. A completare la teatralità del racconto era la statua dello Svenimento di Maria, madre di Cristo, sostenuta da una pia donna, che appartiene alle collezioni civiche di Verona ed è esposta al Museo di Castelvecchio; l’opera visibile a Cellore, in scagliola dipinta, è una copia del 1916. L’insieme scultoreo del Maestro di Santa Anastasia, conclude Napione, “arricchì, anche a sua insaputa, la comunità di Cellore di una delle imprese artistiche più impressionanti ed emblematiche del principale scultore di Verona al tempo di Cangrande I della Scala”. Da riscoprire, anche attraverso le pagine di questa preziosa pubblicazione.