Fin da bambini, siamo abituati a pensare a santa Lucia come alla generosa portatrice di doni e dolcezze. Quando le aspettative, l’attesa e la sorpresa scandiscono le giornate dei più piccoli (e talvolta pure degli adulti) che contano sul calendario i giorni che separano dalla notte del 13 dicembre. Ma c’è un luogo nel quale è possibile incontrare e lasciarsi sorprendere dalla Santa tutto il tempo dell’anno: è la chiesa di Santa Lucia Extra nell’omonimo quartiere cittadino, dove la martire di Siracusa diventa portatrice di bellezza nelle tante opere d’arte lì custodite.
A raccontarle nei dettagli è una bella guida storico-artistica, Capolavori nella chiesa di Santa Lucia, a cura di Igino Mengalli, che è stata recentemente consegnata alle stampe, restituendo un patrimonio di arte tutto da scoprire, che è stato “salvato” grazie anche al generoso impegno dell’Associazione Santa Lucia di cui il curatore è il co-fondatore e presidente. «Risale a 35 anni fa il primo restauro», inquadra Mengalli, accennando alla collaborazione con parrocchia, Soprintendenza, Ufficio diocesano di Arte Sacra, Ministero dei Beni Culturali e Comune di Verona.
Opere salvate. «Già il parroco don Giuseppe Zanetti, scomparso nel 1973, affermava che “alcune tele nella soffitta della canonica sono probabilmente di un certo valore ed auspico che qualcuno in futuro possa occuparsene”: ritengo che oggi ci guardi soddisfatto dall’Alto», continua. E ricorda che era un domenica uggiosa quando, assieme a don Mario Molinaroli (parroco dal 1974 al 2008) e al presidente della Società Belle Arti, Gianni Lollis, tornarono nella “soffitta dei miracoli” della canonica per mettere ordine tra cornici e teleri impolverati.
L’intuizione di pulire dei piccoli tasselli su alcune superfici, portò alla scoperta di scorci di antiche pitture, in seguito restaurate e restituite ai fedeli della parrocchia e all’intera comunità così come si possono ammirare tuttora varcando la soglia della chiesa.
Una galleria da visitare. E allora: entriamo in questa pinacoteca per ammirare più da vicino le opere d’arte in essa custodite, databili dalla fine del Quattrocento alla metà del Novecento. Sculture, dipinti e affreschi che accompagnano anche fuori dell’edificio, tra abitazioni private e il Forte Gisella. L’impegno economico per il restauro e il recupero di questo patrimonio artistico è stato di 250mila euro. Con le mani dei restauratori e delle maestranze che hanno lavorato pure sulla campana grossa, “la Betta”, e sul campanile.
Tuttavia, la nostra attenzione è per le immagini della Santa che qui possiamo davvero scoprire protagonista di diverse scene. Sul lato di fondo c’è la Santa Lucia trainata dai buoi nell’olio su tela di Felice Riccio detto il Brusasorzi (1539-1605) che si sofferma su una delle più note leggende della vita della martire: il rapimento da parte del proconsole Pascasio.
Di Domenico Macacaro (1549-1630) è il dipinto della Gloria di santa Lucia: qui Lucia pare invocare l’aiuto divino nel momento cruciale del supplizio e offre simbolicamente i suoi occhi su un piatto. Di autore ignoto è il seicentesco olio su tela di Santa Lucia e Angeli, in cui Lucia regge con la mano destra un piatto con gli occhi, come vuole la tradizione iconografica, mentre con l’altra solleva il mantello dal plastico drappeggio, particolarmente ricercato.
Sul primo altare a sinistra si impone la scultura in pietra gallina di Santa Lucia, scolpita da Lorenzo Muttoni (1720 o 1726-1778), abile maestro che ha saputo fissare il momento cruciale dell’imminenza del martirio. Due riproduzione di quest’opera hanno viaggiato fuori da Verona: nel 2001, una è finita in Togo nella chiesa di Santa Lucia presso il Centro ragazzi ciechi di Togoville; l’altra, un anno dopo, è stata commissionata dal rettore del santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa.