Sfogliare insieme l’album delle fotografie di famiglia: le case, la terra, le facce… I momenti felici e quelli meno. Solo che in questo caso la “famiglia” è allargata. Molto allargata. È un intero quartiere, che una sera si ritrova a ripercorrere, emozionato, la sua storia. La sua umanità.
Quest’anno la festa del quartiere di Borgo Nuovo è cominciata la sera prima, il 27 maggio, con un tuffo nel suo passato – ma anche in quello di Verona e dei paesi limitrofi – attraverso dati e immagini d’epoca ricostruiti e raccontati da Davide Peccantini, esperto di storia dei quartieri di Verona (fondatore dell’associazione Quartiere Attivo), e Luca Zanotti, autore di libri dedicati a Borgo Nuovo, dove è cresciuto. A dar voce alla narrazione, anche il parroco don Cosma Ambrosini, appassionato di storia.
Inizia così a svolgersi il filo di un tempo ancora visibile tra le vie e le strade del quartiere. Dai due tigli ultracentenari di via Sicilia, miracolosamente scampati alla Seconda Guerra mondiale, alle due case superstiti dello storico Villaggio Dall’Oca Bianca, gruppo di 27 case “ultrapopolari” edificate nel 1939.
Un nucleo tirato su dove non c’era niente, solo spazio dedicato a scopi militari, dove alla fine dell’ultima guerra venne creato addirittura un bunker sotterraneo dal Terzo Reich.
Al villaggio trovarono rifugio gli ultimi degli ultimi, i più poveri della città: quelli che stavano particolarmente a cuore ad Angelo Dall’Oca Bianca, a cui è dedicato un monumento situato nell’omonima piazza, di fronte alla chiesa. Alla sua volontà di aiutare, infatti, si deve praticamente la nascita del quartiere.
Tanto ribelle da voler evitare la scuola vagabondando, divenuto poi pittore di successo, Angelo Dall’Oca Bianca contribuì notevolmente, in successiva sinergia con il Comune di Verona, a fornire un tetto ai più indigenti. Vendette suoi quadri e decise lasciti testamentari destinati ai meno fortunati, sempre memore delle proprie umili origini. Fu così che famiglie e persone senza dimora rifugiate all’interno dei bastioni della cinta muraria di Verona, costrette a condizioni di vita deplorevoli, trovarono una casa per loro, seppur modesta, con annesso piccolo terreno.
Fra loro c’era anche chi si dava al malaffare, e questo contribuì a dare un imprinting negativo al piccolo nucleo abitativo composto da 54 alloggi, alimentando un’infelice nomea. Più forti, però, sono i bei ricordi che Zanotti conserva, e di certo non solo lui, mostrando una foto di se stesso da piccolo in una delle “Case di passaggio”, così come vennero denominate dal Comune di Verona nel secondo dopoguerra. E ancora più forte è il sentimento di gratitudine verso il suo benefattore che aleggia nel quartiere, per l’imperituro «esempio di altruismo che seppe dare», sottolinea don Cosma.
Ormai case e chiesa c’erano, mancava solo il parroco, ma nessun sacerdote voleva andare al Villaggio Dall’Oca Bianca. Fu così che don Calabria, saputa la faccenda, si fece avanti rassicurante: avrebbe inviato lui due suoi preti, che difatti arrivarono e restarono lì per due anni, gettando le basi della parrocchia e aprendo la strada ai successivi sacerdoti.
Ma le tracce rinvenute dal passato vanno ancora più indietro, portando alla luce – tra mappe militari e schizzi – quello che c’era prima, precisamente nel XV secolo, nella zona tra San Massimo e l’attuale Borgo Milano: un grande nulla, solo un’ampia spianata, terreno di battaglia per la conquista di Verona, contesa fra gli Austriaci e i Francesi che, venendo da Milano lungo la strada principale dell’attuale Borgo Milano, battezzavano così l’omonimo corso.
Bisognerà aspettare ancora molto tempo prima che la zona si popoli: tutta Verona resta per lungo tempo un’umile zona rurale con rade case baciata dalla confluenza di importanti vie di terra e di acqua. Un avamposto strategico per i suoi contendenti, a cui però poco interessava lo sviluppo del territorio.
Nel 1799, tra Borgo Milano e San Massimo, non c’erano ancora case o edifici di alcun genere. L’interesse difensivo per la zona spinse piuttosto gli Austriaci a costruire forti militari, tra cui Forte Spianata, situato nell’attuale zona della Spianà e poi distrutto nella seconda metà dell’Ottocento.
Fu solo verso la fine dell’Ottocento che Verona fece il primo, decisivo passo per uscire dall’arretratezza a cui era relegata, con la creazione del canale Camuzzoni. L’opera, con la produzione di energia elettrica a basso costo, avrebbe infatti dato una bella spinta all’industrializzazione di tutta la città. Nel 1908, in questo clima pionieristico, viene organizzato anche il primo “Circuito di Verona”, una gara automobilistica in corso Milano che nel tragitto a triangolo toccava località Crocioni, Croce Bianca e Bussolengo.
Con la carrellata finale di fotografie preparata da Silvio Peccantini arrivano le testimonianze visive più recenti e nostalgiche: immagini delle case, del bar del Villaggio dall’Oca, delle persone… volti che sembrano familiari, anche se (per molti) sconosciuti. Qualcuno è ancora in vita e ha contribuito a ricostruire la genesi del quartiere. In chiesa, dal centinaio di persone presenti, emergono sospiri, commenti sottovoce ed esclamazioni rotte dall’emozione. Solo un profondo e lungo applauso scioglie il generale e commosso coinvolgimento per quelle «radici che è importante conoscere», come conclude don Cosma.