«Per me questo Giubileo è stato davvero una seconda possibilità, l’inizio di una seconda vita»: così ci racconta Luisa (nome di fantasia per sua volontà) con le lacrime di commozione agli occhi e la voce leggera. Spiega: «Da bambina mia mamma mi portava sempre a Messa in centro città, soprattutto in Cattedrale. Poi lei è morta relativamente giovane e io ho smesso di entrare in Cattedrale e di andare a Messa. Ora ho più di 50 anni e le mie abitudini sono altre o, dovrei ormai dire, erano altre». Qualcosa di forte, infatti, è successo e ha a che fare proprio con l’Anno Santo da poco concluso: «Nel febbraio scorso ero molto triste, per alcune vicende dolorose nella mia vita e perché non avevo più forza di affrontare giornate sempre uguali e che mi toglievano pezzo dopo pezzo ogni barlume di speranza. Una mattina, quando appena si cominciava a vedere la luce del sole, stavo camminando per la città e, per ricordare la serenità che mi trasmetteva mia madre, sono entrata in Cattedrale dopo tantissimi anni». All’inizio le sembrava tutto rimasto uguale, ma una novità c’era; ricorda: «Ho visto un tappeto rosso e tutto un percorso che poi ho scoperto essere il Cammino giubilare. Mi sono messa a percorrere quei passati transitando anche davanti a quello che ho riconosciuto essere il confessionale dove ogni tanto andava mia mamma da mons. Luigi Bosio». Completato il percorso, avviata verso l’uscita ha visto la luce di un altro confessionale ed è entrata, quasi sorprendendo se stessa: «Era da tanto che non parlavo con un sacerdote, mi sono sentita accolta, ascoltata e perdonata. Da lì è ripreso qualcosa di nuovo nella mia vita, è stato il mio Giubileo».
La frequentazione sia della Cattedrale che del sacramento della confessione è diventata una costante della sua vita: «Devo tanto ai sacerdoti, in particolare i canonici, che dedicano ore di tempo per celebrare la misericordia e dare a molte persone una seconda possibilità». Per lei anche un’idea: «In questi mesi ho proposto a più di qualcuno che come segno del Giubileo nascesse in diocesi una sorta di “Centro per le confessioni” perché tanti, come me, potessero fare esperienza dell’incontro con Dio. Ho capito che, in realtà, esiste già visto che in Cattedrale, come in altre chiese, ci sono sacerdoti disponibili in orari stabili e pubblicizzati. Io devo molto a loro e a questa speciale organizzazione».