Lo sport momento di incontro per costruire la pace

Don Vrech commenta l’arrivo a Verona della Croce degli sportivi e il Giubileo diocesano dello sport

| DI Ernesto Kieffer

Lo sport momento di incontro per costruire la pace
La nostra città ha vissuto un appuntamento ormai tradizionale e carico di significato, in cui la dimensione religiosa e quella sportiva si sono intrecciate in un unico gesto di comunità. Il Giubileo diocesano dello sport, inserito nel solco del tradizionale “Natale dello sportivo”, ha portato quest’anno a Verona un simbolo capace di parlare al mondo: la Croce degli sportivi, opera itinerante che dagli anni delle Olimpiadi di Londra 2012 ha attraversato continenti, delegazioni, atleti e momenti storici diversi, fino a giungere in riva all’Adige, come segno di incontro e di pace. Una processione simbolica, partita dalla stazione di Porta Nuova e arrivata al palazzetto dello sport, ha coinvolto giovani atleti di società sportive veronesi, culminando in un momento di preghiera e riflessione presieduto dal vescovo Domenico Pompili. A raccontare il senso profondo di questa giornata è don Gabriele Vrech, incaricato del Servizio diocesano per la pastorale del turismo, tempo libero e sport, che ha guidato l’iniziativa e accompagnato l’arrivo della Croce.
– Don Gabriele, innanzitutto cosa ha rappresentato questo Giubileo diocesano dello sport per la comunità veronese?
«È stato un momento molto forte, perché ha unito realtà diverse intorno a un gesto semplice ma carico di valore. La processione partita dalla stazione, con decine di giovani atleti a portare la Croce degli sportivi fino al Pala Agsm Aim, ha mostrato che lo sport non è soltanto competizione o impegno fisico, ma può diventare un luogo di incontro e di condivisione. Arrivati al palazzetto siamo stati accolti da una comunità numerosa, circa ottocento persone tra atleti, dirigenti, allenatori e famiglie. Lì abbiamo vissuto un momento di preghiera e di ascolto, inserito nella tradizione del Natale dello sportivo, dove il Vescovo ha richiamato il senso più umano e relazionale dello sport».
– Che cosa rende così speciale la Croce degli sportivi e qual è stato il suo impatto su questa giornata?
«La Croce degli sportivi porta con sé una storia che va oltre la nostra diocesi. È stata realizzata per Londra 2012 con legni provenienti da diverse parti del mondo – dalla Terra Santa all’Africa, dall’Asia al Sud America – ed è diventata un simbolo riconosciuto nelle esperienze spirituali degli atleti a Rio 2016 e Parigi 2024. È stata affidata ad Athletica Vaticana e ora sta attraversando alcune diocesi legate al percorso verso Milano Cortina 2026. Il fatto che sia arrivata a Verona ha dato un respiro internazionale all’evento: era come se la città si collegasse idealmente a tutti quei contesti in cui lo sport ha tentato di costruire dialogo, pace, rispetto. Vederla portata dai nostri giovani e poi consegnata al Vescovo all’ingresso del palasport ha offerto un’immagine forte di comunità in cammino».
– Chi ha portato la Croce lungo il percorso e come si è svolto poi l’incontro al palasport?
«Hanno partecipato ragazzi e ragazze di numerose società veronesi che hanno rappresentato una parte significativa del panorama sportivo cittadino. La scelta non è caduta su campioni o nomi illustri, ma è andata volutamente sulle comunità sportive, sulle persone e gli atleti e le atlete che ogni giorno vivono lo sport come impegno, educazione e relazione. L’arrivo al palazzetto è stato un momento molto bello: all’esterno il Vescovo ha accolto la Croce, mentre all’interno si sono alternati preghiera, testimonianze e saluti istituzionali. Il clima era quello di un incontro vero, non di una celebrazione formale».
– Si può dire che si è trattato di un momento di grande spiritualità?
«Sì, ma non solo. Il Natale ci ricorda che Dio si è fatto corpo, in una dimensione molto concreta, il che ha anche molto a che fare con la dimensione che gli sportivi vivono ogni giorno. Si tratta, peraltro, di un richiamo che il Vescovo ha fatto spesso quest’anno. Quello del nostro limite. L’avversario non è il nemico, ma un limite nel senso positivo del termine. Il Natale dello sportivo è un richiamo ad andare fino in fondo alla dimensione vera dello sport, che è l’incontro con l’altro, che è il mio avversario ma è una persona che mi aiuta ad approfondire ciò che sto vivendo». 
– Che messaggio ha voluto lasciare ai giovani questa iniziativa, soprattutto in un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali?
«Credo che il messaggio più importante sia stato quello della concretezza. Spesso associamo la pace a un’idea astratta, quasi irraggiungibile. La Croce costruita con legni di provenienza così diversa ci ha ricordato che quell’obiettivo, così difficile da raggiungere, è in realtà un cammino fatto di passi semplici, reali, quotidiani. Lo sport è uno di questi luoghi di costruzione: lì si sperimenta la relazione con l’altro, il rispetto dell’avversario, il senso del limite, la capacità di condividere gioie e sconfitte. In un tempo come il nostro, segnato da tensioni globali e conflitti anche molto vicini, mettere insieme giovani di esperienze diverse attorno a un simbolo così forte è diventato un segno di speranza, direi quasi di resistenza».
– In vista di Milano Cortina 2026, che cosa può significare per Verona aver ospitato un evento così?
«Verona sarà protagonista in modo importante e non solo per la cerimonia di chiusura olimpica e l’apertura paralimpica. L’arrivo della Croce ci ha offerto una visione diversa: ci ha ricordato che lo sport non è soltanto un grande evento, ma anche una occasione per costruire rapporti autentici, per fare in modo che la città si apra al mondo in modo non superficiale. Se sapremo vivere questo tempo con profondità, lo sport potrà diventare uno strumento di dialogo e di pace per la nostra comunità, non solo un appuntamento da calendario».
Da sinistra Stefano Gnesato e don Gabriele Vrech
Da sinistra Stefano Gnesato e don Gabriele Vrech

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full