La voglia di affrontare una sfida fuori dal comune, mettendo alla prova la mente e il corpo in condizioni estreme. Lo smarrimento di fronte alla bellezza della natura e agli spettacoli che sa regalare quando si riesce a contemplarla in silenzio e nel più assoluto rispetto. Lo spirito di fratellanza tra sportivi, quando accanto alla competizione si fa largo la consapevolezza di condividere qualcosa di unico e irripetibile. Tiziano Maestrello, 59 anni, architetto, e Domenico Serratore, 45 anni, informatico, sono partiti dalla provincia di Verona per affrontare, all’inizio dello scorso dicembre, la Morocco Swim Trek, competizione di nuoto in acque libere che si svolge nella baia di Dakhla, nel Western Sahara, dove il deserto si tuffa nell’Oceano Atlantico. E ci raccontano le emozioni e le fatiche di questa esperienza: «Ognuno di noi è capace di fare cose inimmaginabili».
– Tiziano e Domenico, vi siete iscritti alla decima edizione di questa Ultra-Swim di 30 chilometri, da fare in 4 prove su 4 giorni. Una sfida che richiede una preparazione specifica e che di sicuro non è per tutti. Cosa ci raccontate di voi e della vostra passione per lo sport?
Tiziano: «Ho sempre praticato attività sportiva, anche a livello agonistico, e qualche anno fa mi sono approcciato agli sport di endurance. Provengo dagli sport acquatici: dopo 30 anni di windsurf (ho preso parte due volte alla più importante gara Pro-Am del panorama mondiale, ovvero la “Defi Gruissan”) mi sono avvicinato al nuoto e, successivamente, al triathlon. Faccio parte del team veronese Traguardo Volante. Amo le competizioni, in quanto rappresentano occasioni irrinunciabili di crescita caratteriale e umana».
Domenico: «Da piccolo mia mamma mi comprò le scarpette per giocare a calcio ma preferii il costume da bagno. Nuoto sin da quando ho ricordi: ho avuto tanti allenatori e ognuno di loro ha lasciato qualche cosa in me. A 19 anni mi presi una pausa per diplomarmi, poi mille vicissitudini di vita mi hanno portato a Verona, città che inizialmente non sentivo mia. Ma ritornando a nuotare e facendo nuove amicizie tutto è cambiato. Faccio parte della squadra Verona Triathlon per la quale competo regolarmente in gare anche a distanza full. Nuoto spesso in acque libere».
– La location base della Morocco Swim Trek era un villaggio sul mare a Dakhla. Le singole prove sono state molto dure: la prima si è svolta su un percorso di 6,5 km, molti dei quali controvento e con onda formata per poi approdare su un’isola disabitata della baia, Dragon Island. La seconda è stata quasi proibitiva: il percorso prevedeva di attraversare di fatto un tratto di mare aperto di 6 km per poi completarne altri 2,5 costeggiando le dune con correnti e onde insidiose. Sono seguite una terza prova di 10 km lungo la costa e quella conclusiva di 5 km, di fronte al campo base. Quali sono state le difficoltà maggiori? E come le avete affrontate?
Tiziano: «Ritengo che il più delle volte siamo noi stessi che ci prefissiamo limiti, complice l’innato istinto di rimanere all’interno di quella che viene chiamata la propria comfort zone. Scardinato questo meccanismo mentale, ognuno di noi può fare cose inimmaginabili. Non nego di aver vissuto momenti di puro terrore, specie nella seconda prova in cui abbiamo dovuto affrontare l’attraversamento di un tratto di mare aperto con vento forte laterale e onde. Ma la fatica e l’apprensione vengono ricambiate dalla soddisfazione nel momento dell’arrivo in cui, stremati, ci si scioglie in un abbraccio liberatorio con i propri compagni d’avventura».
Domenico: «Le difficoltà sono degli impulsi che il cervello invia a tutto il corpo e alla mente per autoproteggersi. Non avviene solo in queste gare ma anche nella vita giornaliera. Il segreto è essere positivi e sorridere. Io mi butto, metto la testa sotto l’acqua e mi isolo dal mondo: non esistono un cellulare, un social o notizie negative. Sono solo io, è un’armonia di movimenti tra corpo e acqua che spinge in avanti quel “pensiero positivo che parte dalla mente, risiede nel cuore e rimane impresso sui palmi delle mani”. Quando arrivi alla fine della tappa, non guardi il tempo o la posizione; sai che sei arrivato, pensi al tuo compagno che sta per giungere e speri che, come te, abbia vissuto questo momento felicemente».
– Al termine della seconda durissima prova avete trascorso una notte in un accampamento berbero appositamente allestito per la gara, sulla spiaggia dove il deserto si tuffa nell’oceano. Mangiando sui tappeti appoggiati alla sabbia, insieme agli oltre 100 atleti provenienti da tutto il mondo. Grandi tende, nessun servizio, nessuna tecnologia. Che emozioni ricordate?
Tiziano: «“Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che è sopra di essa, i mari e tutto ciò che è in essi, e tu fai vivere tutte queste cose” (Neemia 9,6). Prima della partenza mi ero appuntato questo passo dell’Antico Testamento. In una notte di luna piena, bivaccando in tende berbere, sono uscito ad ammirare le meraviglie del creato ricordando quelle parole profetiche. La sabbia del deserto era del colore della Luna, l’oceano era un crepitio di riflessi che creava immagini caleidoscopiche: non avevo mai assistito a un tale spettacolo, quasi pareva sovrannaturale. Ecco, questo è ciò che ci è stato dato in prestito e che abbiamo l’obbligo di preservare con amore e rispetto».
Domenico: «In esperienze di questo tipo, durante le lunghe traversate, cerco di mantenere la mente libera e concentrarmi sul mio obiettivo. Ma ciò non toglie che non vi siano anche momenti di serena riflessione, come quello vissuto nell’accampamento, sulla fortuna che ho avuto di conoscere persone eccezionali che durante il mio percorso di vita sportiva mi hanno guidato e accompagnato. Amici, ma anche allenatori quali Alessandro Poli (allenatore Fin – ex Nuoto Master Verona) e il mio attuale coach Daniele Tomelleri. Sono loro che, assieme ai miei amici fidati, mi danno la forza e la lucidità per arrivare al traguardo di ogni mia folle avventura».
– Vi siete portati a casa un’enorme soddisfazione, ma anche lo spirito di fratellanza che si è creato tra i partecipanti.
Tiziano: «Ci siamo portati a casa il ricordo dell’asprezza dei paesaggi e della fatica della prova. Alla fine c’è stata una classifica: Domenico è arrivato quarto, io 17°. Ma non eravamo avversari: siamo stati tutti compagni di una magica avventura».
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