Due nuove apparecchiature radiologiche per diagnosi e trattamenti chirurgici sempre più sicuri e precisi, con uno sguardo anche alla salute dell’ambiente: sono stati inaugurati lo scorso 8 ottobre all’Ospedale di Negrar, in occasione della Festa di san Giovanni Calabria.
In particolare, l’Irccs della Valpolicella è il primo centro in Italia ad adottare l’Arco a C “Ciartic Move”: un sistema radiologico robotizzato in grado di produrre in sala operatoria immagini ad altissima definizione, favorendo l’accuratezza e la sicurezza chirurgica, oltre che la riduzione della durata dell’intervento. Prima in Veneto è la Rm Magnetom Flow, una Risonanza con tecnologia green: rispetto al “magnete” tradizionale per funzionare usa una quantità minima di elio, gas naturale raro e non rinnovabile, ed è stata progettata per consumare meno energia.
«Investire in innovazione tecnologica è un elemento chiave affinché una struttura sanitaria si mantenga al passo con il rapido evolversi della ricerca scientifica e per offrire le migliori cure al paziente», ha sottolineato l’amministratore delegato, Claudio Cracco, ricordando come motore di sviluppo di un ospedale restino «competenza professionale, capacità relazionale, attenzione ai bisogni del paziente come persona».
Immagini ad altissima definizione, visualizzazioni da differenti angolazioni e acquisizioni tridimensionali durante la seduta operatoria consentono di rendere le procedure chirurgiche più fluide e precise, di ridurre la necessità di manovre correttive e di accorciare i tempi dell’intervento. Per questo “Ciartic Move” sarà impiegato inizialmente dalla Chirurgia vascolare, diretta dal dottor Luca Garriboli, ma troverà pieno uso pure in altre specialità chirurgiche. «La qualità delle immagini – ha spiegato – diventa determinante per la precisione del trattamento, per il posizionamento di dispositivi necessari a mantenere aperto il lume del vaso o a ripararlo, come stent ed endoprotesi». Il vantaggio è anche per il paziente: «Maggiore precisione significa minor rischio di complicanze post operatorie, interventi più brevi e quindi un ridotto dosaggio di anestesia, favorendo una ripresa post chirurgica più rapida», ha proseguito il dottor Gianguido Pruner.
La Magnetom Flow è una Risonanza magnetica 1,5 Tesla con sistema di Intelligenza artificiale che supporta l’operatore durante l’esame e interviene nella ricostruzione delle immagini. «In termini pratici, per il paziente significa un esame più breve», ha puntualizzato il dottor Giovanni Foti, direttore della Radiologia. «La riduzione della durata dell’esame lo rende più tollerabile, soprattutto per bambini, anziani, persone fragili, pazienti con dolore o difficoltà respiratorie e per chi soffre di ansia o claustrofobia». Il comfort è garantito poi dall’ampiezza del bore, la struttura cilindrica dove scorre il lettino, che raggiunge i 70 centimetri, tra le più ampie oggi a disposizione. Le bobine, cioè i sistemi di acquisizione collocati sul corpo del paziente a seconda del distretto corporeo da indagare, sono più morbide e leggere. Infine c’è il basso impatto ambientale: «La Magnetom Flow – ha concluso il radiologo Flavio Spoto – è stata progettata per operare con meno di 1 litro di elio (0,7 litri) contro i circa 1.000 litri delle risonanze tradizionali, contribuendo così alla tutela di un gas prezioso, raro e non rinnovabile».
Nella foto: L’Arco a C e, da sinistra, il direttore della Radiologia Giovanni Foti, fratel Gedovar Nazzari e Claudio Cracco rispettivamente presidente e ad dell’Irccs, il direttore sanitario Fabrizio Nicolis e il chirurgo Gianguido Pruner