Chikungunya, Dengue e le altre malattie da vettori

Le arbovirosi rappresentano una nuova sfida per l’Italia

| DI Marta Bicego

Chikungunya, Dengue e le altre malattie da vettori

© Foto Arthonmeekodong@123RF.com

Era l’estate del 2025 quando la provincia di Verona è stata al centro di un’epidemia autoctona di Chikungunya: ha interessato 62 veronesi che negli ultimi sei mesi non erano stati all’estero in zone endemiche per tale malattia. 
Questo primo evento che si è verificato in Veneto è destinato molto probabilmente a ripetersi nei prossimi anni. Per l’intensificarsi degli spostamenti di merci e persone; per i cambiamenti climatici che hanno come conseguenza un aumento delle temperature e la permanenza delle zanzare tigre anche nella stagione autunnale e invernale. 
Per prevenire e gestire focolai autoctoni sono necessarie politiche comuni a livello nazionale, che coinvolgano l’ambito scientifico, istituzionale e gli stessi cittadini, chiamati a comportamenti virtuosi, affinché eventuali epidemie di patologie di origine tropicale – specialmente Chikungunya e Dengue – vengano tempestivamente contenute, evitando così conseguenze per la salute individuale, pubblica e per il tessuto economico in generale.
Patologie e vettori. Se n’è parlato al recente congresso nazionale “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia” organizzato dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria presso la Camera di Commercio di Verona e patrocinato dal Comune scaligero. Un evento scientifico che ha visto confrontarsi allo stesso tavolo ministero della Salute, Istituto superiore della Sanità, Regione Veneto, Istituto zooprofilattico delle Venezie, Ulss venete e università nazionali. 
Al centro del dibattito le arbovirosi: patologie trasmesse da vettori, soprattutto zanzare. «Sono malattie che forse più di altre evidenziano quanto la salute umana, quella animale e dell’ambiente siano interconnesse», puntualizza il prof. Federico Gobbi, direttore scientifico dell’Ospedale di Negrar e primario del dipartimento di Malattie infettive e tropicali e microbiologia
Parliamo in particolare di West Nile, stabile in Italia ormai dal 2008; Chikungunya e Dengue ma anche patologie causate dalle punture di zecche. Nel 2025 in Veneto si sono registrati 36 casi di encefalite virale da Tbe (Tick-Borne Encephalitis) localizzati nella zona del Bellunese, sulla Pedemontana, ma pure tra Baldo e Lessinia. Cinque quelli diagnosticati e trattati a Negrar. Sempre in regione, sono stati 21 i casi di Malattia di Lyme, ma potrebbero essere molti di più perché non sempre vengono notificati.

Fare rete. Dal 2018 il Sacro Cuore Don Calabria è un «istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, naturale proseguimento di una tradizione trentennale di ricerca e trattamento delle patologie del sud del mondo», spiega l’amministratore delegato, Claudio Cracco
Malattie che un tempo erano lontane, ora sono più vicine e presenti che mai nella nostra quotidianità. Come le arbovirosi: «Oggi una delle sfide di salute pubblica più complesse e dinamiche a livello globale», secondo la dottoressa Giovanna Varischi, direttore del servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Ulss 9 Scaligera. Programmazione, controllo, sorveglianza, risposta rapida sono fondamentali assieme all’attenzione della cittadinanza. 
Il ruolo dei cittadini. In Veneto, come puntualizza il prof. Gobbi, «dal 2010 è attivo un programma di sorveglianza delle febbri estive, che prevede la disinfestazione dalle zanzare tigre da parte del servizio di Igiene e Sanità pubblica delle Ulss in un raggio di 200-300 metri dalla casa della persona infetta da Dengue o Chikungunya al fine di evitare che la zanzara tigre pungendola infetti un’altra persona. Ma affinché questo sistema si attivi tempestivamente è fondamentale la collaborazione dei cittadini».
L’infettivologo indica alcune semplici regole che possiamo adottare: «Se al ritorno da un viaggio in zone tropicali e sub-tropicali si manifestano sintomi quali febbre, dolori alle articolazioni e alle ossa, rush cutaneo è fondamentale recarsi al Pronto Soccorso. Anche se non si è stati all’estero, nel caso di febbre in piena estate non accompagnata da sintomi respiratori o urinari, è bene recarsi prontamente dal proprio medico». A rischio c’è la salute individuale e pubblica.

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