Tra Rossi, Avanzi e Bertoldi amarcord di un tempo che fu

Vista incantevole sul Garda e “spaccato” di un secolo fa

| DI Redazione Online

Tra Rossi, Avanzi e Bertoldi amarcord di un tempo che fu
La vista incantevole sul lago di Garda e sulle Prealpi bresciane, con l’inconfondibile monte Pizzocolo, noto come “Naso di Napoleone”, accompagna la salita sull’altura che porta al piccolo cimitero di Calmasino, frazione di Bardolino.
Fu collocato qui a seguito del famoso decreto napoleonico di Saint-Cloud e “cominciò ad accogliere i defunti dal 1816”, scopriamo dall’accurata pubblicazione Calmasino, un antico borgo fra l’Adige e il Garda, di Enrico Masiero. Prima, le sepolture avvenivano nelle immediate vicinanze della chiesa.
L’attuale edificio di culto fu costruito a partire dal 1771 nello stesso luogo, o poco più in alto, di uno più antico: è del 1170 il primo documento che cita la chiesa di San Michele Arcangelo di Calmasino, che per secoli dipese dalla pieve di San Martino di Lazise. “Davanti e in fianco alla nuova chiesa, circondato da un muro e chiuso dai due cancelli, c’era all’inizio un piccolo cimitero; solo alcuni sacerdoti, i membri della Compagnia della Madonna e l’antica famiglia Rossi avevano le loro tombe all’interno della chiesa”, si legge ancora nella pubblicazione.
Va ricordato che gli abitanti, nel secolo precedente, furono falcidiati dalla peste: dei 388 residenti nel 1629, ne morirono 270, pari al 70% dell’intero abitato. I 118 sopravvissuti, censiti, appartenevano alle famiglie Rossi (tuttora il cognome più presente, ndr), Lorenzini, Venturini, Avanzi e Bertoldi. Ci vollero quasi cent’anni perché ritornassero al numero antecedente la peste.
Il muro esterno che separa il borgo dal camposanto conserva ancora i grandi uncini a sostegno delle ghirlande funebri. Qui sono numerosissime le lapidi antiche: 16 sono affisse sulla parete sud, altre 15 a est. Qualcuna si trova al centro del cimitero, come quella del soldato Ernesto Spineroli, vittima della Grande guerra. Si legge: “Qui riposa la salma del soldato Spineroli Ernesto, nato 1890, caduto in guerra il 21-3-1917, lasciando desolati la moglie Olivieri Lucia, i figli Lina Ernesto, i genitori Luigi e Maria”.
Davanti a lui, a terra, c’è Giobatta Rossi, morto nel 1928; di fronte, un cippo di forma cubica ricorda “Rossi Paolo, morto a soli XXII anni, il III luglio MCMXI (3 luglio 1911, ndr), vivo sempre all’affetto dei suoi cari, compianto da tutti”.
A sinistra dell’ingresso, invece, una lapide appoggiata al muro è intitolata “al divo angioletto Bianchini Ermanno, che a soli 9 mesi di età, il 27 agosto 1913 abbandonava questa terra d’esilio per raggiungere gli angeli in Cielo”. Alla sua destra, due lapidi più grandi e ornate, di adulti: una è quasi illeggibile (tal Angelo, “morto cristianamente”); l’altra raffigura, anche con una foto, Agostino Rossi, “defunto nella pace dei giusti il 7 settembre 1928 nell’età di anni 70, padre amoroso, sposo affezionato, visse per il santuario domestico. Amato stimato in vita, compianto in morte”.
Sempre nel 1928 morì pure il 38enne Marcello Zanetti, “operoso ed onesto”; la sua tomba, con foto, è ornata con motivi floreali. Più stilizzata, ma assai sbiadita è la lapide di Faraoni (?) Guerina, che gli sta accanto.
Ci s’imbatte poi in altre tre lapidi di bambini: Maria Benetti, “a soli 3 anni rapita all’amore dei suoi genitori, volò alle delizie del Cielo il 4 febbraio 1901” (per la cronaca, nel 1901 Calmasino contava 774 abitanti); Remo Barbieri, “di mesi 9, volato al Cielo il 18-5-1932”, un “caro angioletto” fotografato in fasce e pianto da un angelo in pietra; Raimondo Rossi, morto nel 1871, parrebbe: la lapide, tonda, è di difficile decifrazione.
Sul lato sud, sotto il volto scolpito di Cristo, riposano altri due Rossi: Giacomo e Augusta. Accanto, c’è una delle tombe più finemente ornate: una colonna ricca di fiori scolpiti ricorda Battista Baldi, morto il 25 novembre 1925, a 67 anni. “Cristiano di fede e di pietà, fu fino alla morte fabbriciere zelante della chiesa parrocchiale; sposo e padre, racchiuse gli affetti del cuore nella famiglia. Cuore aperto alla carità, non rifiutò a nessuno la sua opera pietosa”. Poche righe più sotto si commemora Maria Baldi, “fiore reciso a soli 15 anni, il 16 aprile 1910” (la figlia, probabilmente).
Ecco un altro caduto di guerra, “glorioso prode”: Antonio Gaiardelli, perito a 33 anni sul campo di battaglia: era l’11 gennaio 1917. Accanto, ci sono due lapidi quasi gemelle, con due angeli che reggono una luce: sono di Luigi Gaiardelli, morto a 29 anni nel 1933, e (del figlio?) Guerino, “giovane di elette virtù cristiane”, morto “a soli 10 anni” nel dicembre del 1935.
Antichissima è la lapide che ha in testa il nome di Giobatta Caprini, morto il 27 aprile 1876, a 37 anni; lasciò la terra nel 1896 Maria Cagliari, un anno prima Giuseppe Zanandreis. Non si coglie la data di morte della trentenne Teresina Barbieri, né di Francesco Brugnoli, ma entrambe devono essere remote. “Salì al cielo” nel 1892 Maria Campagnari, così pure Marianna Avanzi, sposa di 25 anni.
Lì vicino, è definito “agricoltore laborioso”, Adriano Montanari, morto il 28 aprile 1920 a 75 anni. Lasciò “nel pianto figli e nuore addolorati” Antonio Bighignoli, deceduto nel 1934. Una figura angelica sofferente ricorda Giuseppina Rossi ved. Pietropoli, spirata il 2 aprile 1926: “Visse benefacendo, morì benedicendo”. Lo sguardo immortale di Angelo Frapporti, morto nel 1916 a 77 anni, si può incrociare poco più avanti, grazie a una foto ben conservata.
A destra dell’entrata si fa memoria di Maria Peretti Merigo, morta nel 1906. Una delle lapidi meglio conservate è quella posta dallo sfortunato Luigi Modena “a dolente memoria dei suoi cari”: il suo “amato padre” Bartolomeo (1905), il fratello Giovanni (1907), la moglie Palma (1920) e i “due cari angioletti”, i figli Teresa (1911) e Bartolomea (1914).
A fianco, austera ed elegante, svetta la lapide di Luigi Pasqualini (1880) e Teresa Bertoldi (1877), che riporta una bella incisione: “I morti passano ma non si dimenticano, la morte non distrugge l’amore”. Di Elena Tonolli, in Rossi, è riportata pure l’ora della morte: avvenne “alle ore 1 pomeridiane del 10 aprile 1922”.
Altre sepolture antiche sono quelle del “cancelliere a riposo” Felice Zanandreis (1904) e della moglie Luigia Baldi (1879) e di Teresa Zanetti, morta il 20 giugno 1890. Di foggia antica ma ben più recenti (1954) sono quelle di Caterina Bertoldi e Luigi Germini, e di Carlo e Giovanni Bonesini (1945 e 1960).

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