Piccolo lo è davvero. È immerso tra gli ulivi e nella quiete il camposanto di Marciaga, frazione di Costermano sul Garda. La località, amata dai turisti, dai ciclisti e da chi pratica il golf, è parrocchia autonoma dal 1541, quando fu smembrata da Garda; la chiesa settecentesca dei santi Filippo e Giacomo è a cinque minuti a piedi da qui.
Il cimitero sta su un parapetto da cui si gode la vista della Rocca di Garda, delle colline circostanti e di uno spicchio di lago. Dentro, custodisce il ricordo tanto di persone comuni che altolocate, di sacerdoti e di militari, e persino di una nobildonna chiamata “santa” per le sue virtù.
La presenza delle sepolture è annunciata da un maestoso cipresso, che si trova nell’area recintata che ricorda i caduti. Sono otto i cippi a terra, mentre due lapidi affisse sul muro d’ingresso invitano “il popolo di Marciaga” a inchinarsi e a pregare i caduti della guerra del 1915-1919; l’altra fa memoria dei nomi: Modesto e Silvio Bonetti, Agostino Consolini, Domenico Dal Pez, Andrea Ferri, Giuseppe Iplifi, Pietro Pret ed Ernesto Castelletti.
Girando tra le due ali di cappelline gentilizie – i cognomi del posto sono Zanetti, Zeni, Zane, Miele, Messetti, Peretti, Venturini – è facile individuare le lapidi antiche, che spiccano per forma e per la patina lasciata dal tempo. All’ingresso, sulla parete di destra, una è murata: è il “pio e mesto ricordo di Angelo Zanetti”, morto a cinquant’anni nell’aprile del 1920 “per raggiungere la sposa Pasqua Ferri, che l’aveva preceduto”.
All’esterno della cappella di famiglia dei Gottardi, invece, è impressa la lapide di Angelina, morta nel marzo del 1902. È accompagnata da parole strazianti: “Ancora giovane, perché di 22 anni, Iddio ti trapiantava dalla terra di dolore al luogo de sempiterni gaudii. Prega per i tuoi che ti vogliono anche ricordata con questa memoria”.
Sempre sulla sinistra della parte antica, nei loculi, ci sono diverse lapidi di morti negli anni Cinquanta-Settanta, molto descrittive. Come quella di Luigi Delaini (1879-1958), “cristiano di elette virtù, uomo di laboriosità indefessa, padre buono ed amoroso”, o quella di Demerita Corradini (1889-1970), “fiera nella sventura, forte nel sacrificio, madre amorevole e pia”.
Sull’ala destra si riscontrano tre lapidi antiche; all’esterno della cappella della famiglia Messetti due sono sovrapposte: quella di Augusto Gottardi, “morto nella primavera di tua vita”, è solo parzialmente leggibile perché sopra vi è murata quella di Teresa Vedovelli, deceduta nel 1946. A sinistra ce n’è una più datata ancora, dedicata “all’indimenticabile genitrice Bertoldi Virginia, ved. Peretti. I figli memori supplici. Marciaga m. 14 aprile 1923. Requiem”.
Ma è intorno alla cappellina centrale di passaggio, punto focale richiamato dalla piccola croce in pietra con l’insegna “Inri”, che si trovano diverse sepolture antiche e di figure di spicco della società civile e religiosa di Marciaga. C’è il “mesto avello” che Alessandro, Baldasare (sic) e Libera Dorizzi hanno voluto per ricordare “il caro genitore Giacinto” e “l’adorata genitrice Domenica”, entrambi nati a Torri e morti a Marciaga rispettivamente nel 1907 e nel 1903.
A destra, un grande sarcofago raccoglie le spoglie di don Mansueto Zeni (1853-1935), parroco per 52 anni di Marciaga, e di don Angelo Mercanti (1877-1941), suo successore, “sacerdote secondo il cuore di Dio”.
A sinistra, si trovano invece dieci lapidi di alto lignaggio della famiglia Gaiter e Basco. C’è Felicita Gaiter, di origini cuneesi, “nata contessa di Roccabigliera e Suniglia, sposa e madre affettuosissima, per la sua grande pietà chiamata la santa”, nata a Caraglio nel 1839 e morta a Marciaga nel 1900.
Poi c’è il tenente colonnello dei Carabinieri Nicola Gaiter, di cui si nota anche una foto in divisa, plurimedagliato: “Combatté per la libertà della patria in Crimea ed in Italia negli anni 1855, 56, 59, 66. Valoroso in guerra benefico operoso lavoratore in pace, nato a Rovigo il 21.1.1833, morto a Marciaga il 28.8.1921”. Di fianco, compare il cav. Giobatta Basco, capitano in riposo dei Carabinieri Reali, “congiunto della famiglia Gaiter, marito e padre esemplare, ottimo cittadino, coprì onorevolmente pubbliche cariche lasciando generale compianto in quanti lo conobbero”.
Accanto, “riposa in pace” il cav. Emilio Bosella, pittore, che “nell’affetto della famiglia attinse pure gioie”, mentre “nell’arte sua sublime soddisfazione e gloria”; nato nella Savoia francese, a Modane, nel 1879, morì a Milano nel 1926.
Quante storie racchiude un cimitero...