Un cimitero affacciato sul lago di Garda e arroccato sulle basse pendici del Baldo. A Pai di Sotto, nel Comune di Torri del Benaco, c’è un piccolo camposanto dalla vista mozzafiato. Custodisce da sempre le sepolture degli abitanti del posto; è raggiungibile dopo un’irta salita, percorrendo una suggestiva stradina segnata da due cinte murarie.
Lo si scorge tra gli ulivi ed è caratterizzato, al suo interno, dalla presenza di un oratorio romanico, che svetta sulle tombe e guarda a ovest, al sole che tramonta. “L’odierna chiesetta cimiteriale di San Gregorio, che con rassicurante, plurisecolare presenza veglia tuttora sull’estremo riposo della gente di Pai, sarebbe, prestando fede ad una locale tradizione, la più antica, insieme a San Zen de l’oselét, di Castelletto, di tutta la riviera veronese del Garda”, si legge nel libro Le chiese di Pai, di Giuliano Sala, che ci accompagna nella visita.
Piccolo e austero, questo oratorio è circondato da lapidi antiche sui tre lati. Prima di osservarle, ci soffermiamo sulla chiesetta. “La chiesa cimiteriale di San Gregorio, come si presenta ai nostri giorni, è la componente di almeno quattro periodi costruttivi”, si legge ancora tra le pagine; l’edificio potrebbe datarsi al primo secolo XII, dopo il terribile terremoto del 1117, che danneggiò diverse chiese nel Veronese. L’ultimo (discutibile) ritocco, risale invece agli anni 1951-1952, quando fu rifatto il tetto sopraelevando facciata e pareti laterali.
All’interno ci sono affreschi antichi, a partire dal XIII secolo: quelli della parete meridionale interna presentano dei curiosi graffiti quattrocenteschi (persino a forma di pesce) lasciati dalla gente del tempo; sulla facciata c’è il ricordo, assai sbiadito, di un san Cristoforo col Bambino in spalla.
Attorno a questo gioiello ci sono diverse lapidi ottocentesche; la maggior parte sono murate sulle pareti perimetrali e poste “A pia memoria” di chi scomparve, ma se ne trovano alcune “aggrappate” alla facciata della chiesa. Come quella, ed è la più imponente, che raffigura un angelo affranto, appoggiato sulla tomba di un parroco, “M.R.D. Giuseppe Castellani”, definito “anima buona”. A lato, ci sono due figure legate al sacerdote.
Una lapide ricorda infatti Domenica Bagatta, “pia religiosa zelante e maestra benemerita per 55 anni di Pai”, morta il 5 agosto 1915, all’età di 83 anni. Al di sotto si trova un’aggiunta: “Ed a Castellani Angela, morta il 12 settembre 1905, non ancora quattordicenne, anima innocentissima e nipote del rev. parroco don Giuseppe Castellani, il quale a perenne e cara memoria di ambedue che seco convissero. Questa lapide pose”.
Attraversando il ghiaino del sagrato, guardando il lago e sentendone il rumore, ci s’imbatte nelle lapidi di parrocchiani morti intorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, come Guglielmo Mazzalupi (che “ebbe per soli ideali la fede in Dio, lavoro e famiglia”), i coniugi Palma Fravezzi e Pietro Bonetti (commemorati dai figli “memori e grati”), Francesco Tronconi e Veronica Perotti (“rimpianti da quanti li conobbero”).
Ma ci sono anche tre soldati caduti durante la Prima Guerra mondiale, tutti con lo stesso cognome: Cavallari. Giovanni, d’anni 30, “morto il 24 marzo 1918, soldato americano caduto sul campo di battaglia in Francia per conpiere (sic) il suo dovere e procurare onore e prosperità alla patria”; il soldato Michele, nato nel 1893, “morto nel 1915 nel terremoto d’Avezzano d’Aquila”, l’evento sismico che distrusse la Marsica; e, Francesco, che “pugnò e cadde nel giugno 1916 all’età d’anni 26”.
Verso nord, ce ne sono altre tre, che parlano di pagine di storia e storie lontane. C’è Giuseppe Tronconi, “nato il primo febbraio 1890 e morto il 25 ottobre 1911 sui campi della Libia”, che perì nello slancio colonialistico italiano: cadde infatti “valorosamente per compiere il proprio dovere e procurare onore e prosperità alla patria”. A lato, si trova Gio. Batta Tronconi (1820-1887), “per 40 anni fabbriciere di Pai”, un “cristiano esemplare pianto da tutti”. Alla sua destra, un altro collega (forse il successore?): Giacomo Aloisi, d’anni 82, “uomo di grande cuore” e “fabbriciere di Pai per molti anni”, morto nel 1925.
Dalla parte opposta ci sono varie commemorazioni di giovani donne: spose e madri, come Lucia Bonetti Veronesi, “rapita da crudele morte il giorno 26 febbraio 1896, a soli 26 anni di vita, lasciando due figli e lo sposo”; o fanciulle, come Alba Fravezzi, di soli 12 anni, sulla cui lapide sta l’invocazione “Tergi in dolce carezza il pianto disperato della mamma e dei fratellini”.
Ai bambini è dedicata una parte del cimitero. A soli 4 anni, il 17 marzo 1930, moriva Teresina Battistoni, “che una triste fatalità rapiva all’amore dei suoi cari”. “Rapita” fu pure “l’anima innocentissima di Aloisi Edoardo”, alla tenera età di 8 anni, il 12 novembre 1919. In tempi in cui la mortalità infantile era alta, i genitori piangevano anche Roberto Bertanza, di 3 anni, e “gli angioletti” Renzina Bonetti (1938) e Selmino Bonetti (1947).
Quanti incontri col passato si fanno in un piccolo cimitero...
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