Castion – Qui riposano da due secoli molti “figli di Castione”

I cognomi più diffusi: Mondini, Canestrari, Zanetti, Lorenzini

| DI Redazione Online

Castion – Qui riposano da due secoli molti “figli di Castione”
È circondato da alti cipressi e da un muro di cinta il cimitero di Castion, nel Comune di Costermano. Il nucleo originale risale al secondo decennio dell’Ottocento e conserva diverse tombe antiche. Si raggiunge superando la chiesa di Santa Maria Maddalena, ultimata nel 1752.
Oltre il cancello in ferro battuto, sulla destra ci si imbatte subito in cinque lapidi degne di nota. La prima è una croce dedicata al reverendo arciprete don Angelo Viviani, “il cui ministero sacerdotale fu tutto un cantico di amore a Dio ai suoi figli”; nato a Illasi il 26 maggio 1870, fu parroco dall’anno 1900 e morì il 23 luglio 1921: “Su le rovine della morte i figli di Castione lo sentono vivo sempre, perché Dio volle l’amore più forte della morte”, si legge. 
Accanto, il disegno del tricorno (il copricapo dei sacerdoti, ndr) poggiato sulla Bibbia, indica un altro consacrato. La lapide è scritta in latino ed è intitolata a Joannis Antonii Biasi, Giovanni Antonio Biasi, morto nel 1835 a 69 anni: “Amò la povertà e favorì il culto di Dio”, si legge nell’epigrafe.  
Alla sua sinistra troviamo un altro uomo di Dio: Antonio Zanetti, morto nel 1853 a 71 anni, che per 20 fu parroco di San Filippo e Giacomo (la parrocchiale di Costermano); anche qui le parole, molto solenni, sono incise in lingua latina. 
È semplice, ma decorata con motivi floreali, la lapide di Ida Sometti in Spezia (morta nel 1943), mentre ha un aspetto più monumentale quella accanto, che “la vedova sposa e i figli desolati” posero a perenne ricordo “dell’anima bella di Sometti Alvise fu Vito, uomo di cristiane esemplari virtù, ottimo dei padri, modello degli sposi, volato a Dio a 73 anni nel 22 gennaio 1892”. La lapide, ampia, lo descrive così: “Per indole affettuoso, mente sveglia, cuore eletto, ebbe da suoi cari amore e venerazione; da quanti l’apprezzarono stima ed onore”. Saranno state anche parole di circostanza, ma di certo sono toccanti. 
Proseguendo lungo il muro, si trovano le lapidi della famiglia Azzolini e quella di Maria Lorenzini Berti, “addormentatasi nel Signore a soli cinquantotto anni d’età il 5 giugno 1890 colla serenità e pace dei giusti, consolata dai conforti religiosi”. Poco lontano, un’invocazione viene rivolta a chi legge la lapide del sedicenne Benvenuto Zanetti (1882-1898): “Su questa tomba precocemente aperta pregate, oh pregate a lui il consorzio dei santi”. Una curiosità: per sfruttare tutto lo spazio possibile, sotto il nome di Benvenuto furono incisi anche i nomi della sorella Carolina, morta a 13 anni nel 1905, e della loro mamma Edvige Ferri, che arrivò invece a 90 anni (spirò nel 1935). 
“Da acerbo morbo colpita volò ai giardini eterni” il 25 ottobre 1919, nel 26° anno d’età, pure Giovanna Chignola. Le scritte sono poco leggibili, ma si intuisce che il padre non si riprese più dal dispiacere, perché c’è scritto “col fiore cade la pianta”; più sotto, si apprende che “il padre piangente, straziato da atroci spasmi (volò?) con rassegnazione a Dio il 31 maggio 1924”.    
Ogni tanto, tra le sepolture a terra, ne spunta qualcuna di color grigio scuro, con i segni del tempo; come quella di “Zanetti Rosa in Mondini, morta nel 1925 ad anni 73”, o quella di Luigi Zanetti, “figlio esemplare, giovane esempio, visse per i suoi cari”, o ancora quella, semicoperta dal ghiaino, del sacerdote Luigi Ferri: “Della parola di Cristo nella scuola e nella chiesa apostolo intelligente operoso di vita evangelica efficacemente mirabile esempio”.  
Lì accanto è pericolante e bisognosa di manutenzione la tomba di Maria Monese e Mondini Gaetano, morti nel 1927, appoggiata al lato destro della cappella centrale. Ce ne sono altre quattro fatiscenti, per cui il Comune ha emesso un avviso, ancora nel novembre del 2023, che sollecita i discendenti delle famiglie Mondini, Berti, Alberti, Zanetti e Sometti a farsi avanti. 
A destra della porta della cappella cimiteriale è conservata anche una memoria del dott. Antonio Gaspare, medico chirurgo, nato a Dolcé nel 1849 e morto a Castion nel 1919: “Laboriosamente visse spargendo intorno a sé inesauribili tesori di bontà. Ora in Cielo ne raccoglie i frutti immarcescibili”. A sinistra, c’è un particolare memoriale scritto in latino con la foto di un soldato, il cui nome sembrerebbe forestiero: Henricus Riquez, morto in modo accidentale nella “guerra delle Gallie per difendere il confine ausoniano”; non si leggono date.  
Alla sua sinistra, si apprende invece che la famiglia Truschelli annoverava un medico (Guglielmo, morto nel 1921), due sacerdoti (don Carlo e don Giuseppe, morti nel 1900 e 1917) e una suora (Maria Luigia, morta nel 2000). Tra i vari consacrati commemorati a Castion, ci sono pure don Luigi Canestrari (1867-1929) e don Antonio Canestrari (1877-1964).

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