Luca, “angelo” che dona speranza alle persone in stato di difficoltà

Cinque anni fa appena ventenne ha fondato un’associazione benefica che distribuisce beni di prima necessità nella Bassa Veronese

| DI Marta Bicego

Luca, “angelo” che dona speranza alle persone in stato di difficoltà

Luca Garzotto davanti alla sede dell’associazione a Salizzole

Essere una piccola luce di speranza nelle situazioni di buio. Luce che diventa antidoto contro la “cultura dello scarto” alimentare, materiale e umano. Luce che si trasforma in un abbraccio nel far sentire le persone amate, accolte e accettate. 
Questa stessa luce illumina gli occhi di Luca Garzotto, 25 anni, operatore socio-sanitario presso una Comunità terapeutica riabilitativa protetta a Nogara e da cinque anni presidente dell’associazione di assistenza sociale “Angeli della speranza”. Una realtà nata nei tempi della pandemia, cresciuta nel numero di volontari e nelle prospettive, arrivando a raggiungere sempre più persone in situazioni di necessità. E poiché le vie della generosità possono essere infinite, il 10 settembre Luca ha donato il proprio midollo osseo: «Non me lo sarei mai aspettato quando a diciotto anni mi sono iscritto al Registro delle donazioni, ma è successo. Anche lì dico: sono un angelo speranza e ho portato una piccola luce a chi ne aveva bisogno». 
– Riavvolgiamo il nastro della storia, quando è nata l’idea di fondare l’associazione?
«Cinque anni fa, nel periodo del Covid. C’era l’esigenza da parte delle famiglie bisognose del territorio di ricevere supporto. All’epoca ero animatore degli adolescenti e i miei genitori facevano parte di altre associazioni di volontariato. Assieme ad altri, diventati membri del direttivo, ci siamo uniti». 
– Da dove siete partiti?
«Subito abbiamo iniziato usando le nostre macchine per andare presso altre associazioni a prendere i pacchi spesa da distribuire. Dalle prime cinque famiglie, siamo passati a circa 100. Allora è emerso il desiderio e il bisogno di fondare un’associazione. Siamo partiti da Sanguinetto, dal garage di famiglia ma servivano spazi. Dopo varie sedi di fortuna, due anni fa, impegnandomi in prima persona con un mutuo di trent’anni, ho comprato a Salizzole un magazzino dove oggi ci sono una sede operativa, il Centro Speranza, e una abitazione, Casa speranza».
– Parlava dei suoi genitori. Questa attitudine a dedicarsi al prossimo l’ha “respirata” in famiglia?
«I miei genitori sono sempre stati impegnati nel volontariato. Ma l’attitudine verso il prossimo l’ho appresa soprattutto in Seminario Minore, dove ho frequentato dalla seconda media fino alla quinta superiore. Ricordo un passaggio incentrato sul donarsi al prossimo, che ha lasciato in me un segno. Un’ulteriore conferma l’ho avuta quando sono andato a fare un mese di volontariato in Togo con le Suore della Sacra Famiglia di Verona: abbiamo visitato scuole, orfanotrofi e ospedali». 
– Però il prossimo bisognoso l’ha cercato, e trovato, nella porta accanto... 
«Abbiamo iniziato guardando le esigenze del territorio. Da cosa nasce cosa e nel tempo siamo cresciuti. Pian piano ci siamo accorti che la spesa alimentare era solo la punta di un iceberg delle necessità. Entrando nelle case, abbiamo capito che c’erano tante altre problematiche: chi aveva bisogno di mobilio, chi di vestiario, chi di generi di prima necessità per la casa». 
– E cosa avete fatto?
«Abbiamo cercato di mettere insieme più persone. Ad esempio: viviamo nella zona del mobile, quindi abbiamo coinvolto dei mobilieri in pensione che vanno a recuperare gli arredi (cucine, camere da letto, salotti) che le persone scartano per riadattarli e metterli a disposizione di chi ha bisogno. Questa è solo una delle attività. Poi raccogliamo vestiario e generi di prima necessità, infatti il magazzino del Centro Speranza è il contenitore di questa nostra raccolta. Ogni giovedì o venerdì prepariamo circa 100 pacchi spesa settimanali che distribuiamo tra Sanguinetto, Salizzole, Concamarise oltre alla parrocchia di Asparetto di Cerea. Tutta la Provvidenza di frutta e verdura che recuperiamo dalle aziende locali la condividiamo anche con la Caritas di Villa Bartolomea. Non è tanto, però anche questa è una luce di speranza». 
– Quanti volontari riunisce l’associazione? 
«Tra i 25 e 30, presenti sette giorni su sette. La più attiva ha 89 anni, si chiama Bruna. Ho voluto una équipe composta da un sacerdote, un giornalista, una psicologa, una commercialista e un avvocato che sono a disposizione per la parte burocratica e di supporto. Perché noi siamo semplici volontari, ci occupiamo degli aspetti pratici, ma nell’aiutare bisogna essere concreti e per essere efficaci nel portare questa luce di speranza, bisogna avere una base solida. Altrimenti si crolla». 
– Chi trovate dall’altra parte delle porte a cui bussate?
«Il nostro aiuto è a 360°: dalla famiglia italiana agli anziani fino agli stranieri che vivono situazioni molto difficili. Nel nostro essere una piccola luce di speranza, tendiamo la mano verso chiunque ha veramente bisogno. In questi anni siamo entrati in contatto con la cooperativa Igea che gestisce dei Centri di accoglienza straordinari nella Bassa Veronese, a Sanguinetto e Cerea. Soprattutto a Sanguinetto abbiamo dato il nostro supporto quando sono arrivati mamme e bambini fuggiti dall’Ucraina a causa della guerra. È stato un bel momento di integrazione che adesso prosegue con persone che arrivano dall’Africa o dal Bangladesh. Un’accoglienza che è una forma di mediazione: cerchiamo di coinvolgere chi aiutiamo nel restituire quanto avuto attraverso il volontariato; insegniamo che uno riceve però può donarsi per il prossimo; facciamo capire che tutti sono importanti, pur nelle difficoltà».
– Per questo si è aggiunta nel 2023 Casa Speranza?
«È una casa dedicata all’accoglienza di persone che si trovano a vivere un momento di difficoltà ma che, se reinserite nella società, possono tornare ad essere autonome. Ci diamo il tempo di circa un anno per ricominciare, frequentare corsi di italiano in caso di persone straniere, fare inserimento nel mondo del lavoro. Per non lasciare nessuno in mezzo alla strada, ora ospitiamo nove persone gratuitamente. Non è stato facile, specie all’inizio, quando è stata organizzata una raccolta firme in un comune vicino. Pensavano che avrei aperto un centro di accoglienza per richiedenti asilo... Ma quando credi in un progetto, e sai di essere nel giusto, non devi temere nulla».
– Cosa le restituisce portare avanti tutte queste attività? 
«Tanto amore. Rispetto a quanto diamo, in cambio riceviamo molto di più. Già nel mettersi a contatto con l’altro, guardandolo negli occhi: è lì che vediamo accendersi quella fiammella di speranza. È una forma di condivisione del bene che deve raggiungere più persone possibile. Perciò auguro alla mia associazione di non perdere mai questo indirizzo e di continuare ad essere famiglia, sia per chi è volontario sia per chi viene aiutato. Poi abbiamo bisogno di un nuovo camioncino per reperire e distribuire  ciò che ci donano: il nostro mezzo ci sta abbandonando...».
– Cosa altro augura per il futuro dell’associazione? 
«Venerdì 10 ottobre festeggiamo i primi cinque anni con una conferenza pubblica e l’inaugurazione di una nicchia con la Madonna di Lourdes all’entrata dell’associazione. Il nostro obiettivo è continuare a far passare un messaggio: siamo una piccola goccia di speranza, come diceva madre Teresa, però tutti insieme formiamo un oceano. Significa che tutti sono importanti e per questo cerchiamo una maggior collaborazione, in particolare con le istituzioni e i Comuni vicini, con qualcuno riusciamo e con altri meno. Vorremmo essere ancora più presenti capillarmente nel territorio». 
– Condivide con noi qualche grazie ricevuto?
«Una signora anziana è tornata a ringraziarci portando un sacchetto pieno i centesimi: era tutto quello che aveva. Una mamma marocchina ha sfornato per noi il pane caldo. Sono tanti i gesti che viviamo nella quotidianità, mentre il telefono che continua a squillare e tante persone passano a trovarci. Abbiamo incontrato papa Francesco, la prima volta in Aula Paolo VI. Si è fermato davanti a me e ha messo la mano sulla maglietta dell’associazione. Gli ho raccontato la nostra storia e lui, prima di benedire il logo, ha detto: “Andate avanti sempre”».
Luca Garzotto con papa Francesco
Luca Garzotto con papa Francesco

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