La scuola inclusiva del preside Bova lascia un senso di incompiutezza

| DI Giuseppe Begnigni

La scuola inclusiva del preside Bova lascia un senso di incompiutezza
Con l’autunno anche sui palinsesti televisivi riprende l’anno scolastico e Rai 1 da martedì 29 settembre con la fiction Tutto l’amore che resta ha aperto le porte alle vicende che animano un immaginario liceo di Frascati intitolato a Hellen Keller, scrittrice statunitense e prima persona sordocieca a conseguire una laurea. Missione di questo istituto di educazione è quella di formare insieme studenti abili e disabili, cercando di far fruttificare le potenzialità di ciascun adolescente. Ispiratore e motore di questa scuola è il preside Stefano Fogli, padre di un figlio affetto da una rara malattia delle ossa. In questo microcosmo naturalmente sono tanti i personaggi che a vario titolo creano legami a tratti difficili, dinamiche scontrose o anche in aperto contrasto con la filosofia voluta dal dirigente. Ad accrescere la tensione vi è anche la presenza malvista dai genitori di due giovani messi alla prova dopo aver vissuto l’esperienza del carcere minorile. La trama del racconto però non si ferma alle storie di questi adolescenti e al loro rapporto con gli insegnanti, perché anche tra gli adulti non mancano le situazioni conflittuali. Il preside, infatti, si ritrova come ispettrice mandata del Ministero dell’Istruzione la sua ex compagna di vita. 
Ancora una volta all’attore protagonista Raoul Bova (nella foto con Federica Cifola e, al centro, Giulia Bevilacqua) viene affidato un personaggio simile a tanti altri da lui interpretati come don Massimo in Don Matteo, Guido Borghi in Buongiorno mamma, con un carattere altruista da eroe buono, ma anche in pari modo riservato, enigmatico, incapace a prima vista di quella solarità ed empatia comunicativa che potrebbero facilitare il rapporto con docenti e alunni. Il mondo dell’integrazione scolastica è raccontato con un tono un po’ patinato dove non mancano purtroppo dialoghi e scene volgari che si sarebbero potuti benissimo evitare senza far perdere forza alla narrazione. 
Le prime due puntate delle quattro previste hanno visto il responso dell’Auditel fermarsi tra il 16 e il 17,3%, un buon risultato ma di sicuro al di sotto delle aspettative di rete che generalmente si attestano attorno al 20%. Al termine dell’anno scolastico, come recita il titolo, secondo l’auspicato lieto fine, negli alunni rimarrà inevitabilmente ma anche consapevolmente l’aver fatto esperienza dell’amore coniugato nella prospettiva della solidarietà. Tuttavia, per chi guarda da casa rimane la sensazione di una storia non totalmente risolta e adeguatamente sviluppata, ma solo accennata forse per il desiderio di mettere troppe vicende in rilievo a cui il telespettatore non riesce completamente ad appassionarsi.

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