Il 14 giugno 1902 un giovane medico varca la soglia di un palazzo romano. Gli bastano pochi minuti per convincere Giovanni Giolitti, all’epoca ministro dell’Interno nel Governo Zanardelli, a creare una scuola di polizia scientifica. Quattro mesi dopo, a Regina Coeli, nasceva il primo corso destinato a trasformare l’indagine da pratica empirica a disciplina fondata sulla scienza. Al centro di questa rivoluzione c’è Salvatore Ottolenghi. Nato il 20 maggio 1861 ad Asti da genitori ebrei, si laureò in Medicina e chirurgia nel 1884 presso l’Università di Torino. Inizialmente attratto dall’oculistica, venne convinto dal veronese Cesare Lombroso a dedicarsi all’antropologia e alla psichiatria diventando, nel 1885, suo assistente. Al suo fianco fino al 1893, nel 1897 fondò con il questore Giuseppe Alongi la Rivista di Polizia Scientifica.
In seguito ottenne la cattedra di Medicina legale a Siena, proseguendo comunque nell’incarico, ricevuto il 19 ottobre 1902 dallo stesso ministro Giolitti, di tenere un corso per 35 funzionari di polizia nella sala dei riconoscimenti del carcere di Regina Coeli. Quando nel 1903 divenne docente associato di Medicina legale all’Università di Roma, Ottolenghi convinse l’allora direttore generale della Pubblica sicurezza, Francesco Leonardi, prima ad organizzare un corso di polizia scientifica al quale parteciparono 141 appartenenti all’amministrazione, e poi lo stesso ministro dell’Interno, nonché presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli (subentrato a Giolitti il 21 giugno 1903) ad istituire presso il Viminale “un corso pratico di polizia scientifica”. Il decreto istitutivo è del 25 ottobre 1903, giorno in cui la polizia scientifica divenne a tutti gli effetti una disciplina autonoma.
Quattro anni dopo iniziò l’opera di istituzione dei primi gabinetti di polizia scientifica nelle questure e nel 1919 venne istituita “in Roma, alla dipendenza del ministero dell’Interno, la Scuola di Polizia scientifica per l’istruzione e preparazione dei funzionari e degli agenti di Pubblica sicurezza”.
A narrare queste vicende è il generale di brigata dell’Arma Roberto Riccardi, autore di Salvatore Ottolenghi. Inventore della polizia scientifica. Nato a Bari nel 1966, giornalista pubblicista, Riccardi descrive Ottolenghi come un visionario e un realista, un uomo del fare e dalla schiena dritta, che morì nel 1934 quando nulla lasciava presagire la svolta antisemita del regime fascista. Pure Ottolenghi ne fece le spese, o perlomeno il suo ricordo, condannato alla rimozione, ma poi riesumato in varie iniziative nel dopoguerra. E ora anche in questo libro.