Donne afgane che lottano per vivere e vedere riconosciuti i fondamentali diritti

Donne afgane che lottano per vivere e vedere riconosciuti i fondamentali diritti
L’Afghanistan non compare più da tempo nelle cronache, nonostante oltre la metà della popolazione necessiti di assistenza umanitaria. Il libro di Angela Iantosca Donne. Resistenza. Libertà. edito dalle Paoline, narra la vicenda di 21 donne afgane – intervistate dall’autrice tra maggio e agosto 2025 – che hanno lottato per i diritti di tutti. Sono riuscite a fuggire, la maggior parte dopo il 15 agosto 2021 quando i talebani hanno ripreso il possesso del Paese, e hanno trovato rifugio in Europa, per lo più in Italia, grazie alla Ong Nove – Caring Humans, alla solidarietà, alle istituzioni e soprattutto per la loro tenacia. Queste donne lottano anche per quante sono rimaste in Afghanistan, perché possano liberarsi da tutte quelle restrizioni che vengono loro imposte: dall’obbligo di indossare il burqa o il velo integrale quando escono in pubblico, al divieto di studiare dopo aver compiuto 12 anni, di viaggiare da sole, di sposare chi vogliono, di recarsi in parchi pubblici e di divertimento, di frequentare palestre, centri estetici e parrucchieri, di fare sport, di truccarsi, di portare i tacchi, di andare in bici o in moto e persino di cantare. È un libro che vuole dare voce a queste donne impedite nell’esercizio dei loro più elementari diritti.
È narrata la storia di Nesa, ostetrica nata in Iran da genitori afgani che è voluta tornare nella terra dei suoi cari, dove ogni due ore una donna muore di parto, per assistere i più poveri, fino a quando i talebani non l’hanno picchiata e buttata fuori dal suo studio medico e dall’università. Quella di Fatima che a 7 anni portava le pecore al pascolo in montagna e poi ha frequentato la Facoltà di giornalismo e comunicazione, faceva la guida turistica parlando benissimo inglese, ma il giorno della caduta di Kabul il suo sogno si è infranto ed è diventato un incubo. Fortunatamente è riuscita a prendere l’aereo e ad arrivare in Italia dove studia politica internazionale alla Bocconi. La vicenda di Saliha, data in sposa a 17 anni a un connazionale sconosciuto che viveva a Modena: la sua vita ha avuto una svolta quando ha cominciato a studiare («Lo studio è importantissimo per il raggiungimento della libertà»), poi a lavorare come parrucchiera ed è riuscita a comprarsi un’auto, a mettere al mondo una bambina, a rompere il legame col marito che le era stato imposto, a pubblicare un libro autobiografico: La bambina di Kabul (Piemme). E poi i vissuti di Sediqa, Krishma, Taranhe, Maryam, Waheeda, Nahid, Razia, Behnaz, Shabaneh, Fatima, Aqela, Negin, Aliyah, Frishta, Zahra, Sakina e Fatima, Alia: “frammenti di storia, dolore e speranza che attraversano confini, guerre e rinascite”, annota Flavia Mariani nella postfazione.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:
In fase di aggiornamento...

w-fullw-full