Nuove pagine s’aggiungono alla nutrita bibliografia sulla Resistenza veronese grazie al saggio di Mario Gecchele, già docente di Storia della Pedagogia presso l’Università di Verona, che in questo corposo lavoro ricostruisce un quadro dettagliato di quel periodo storico e fornisce fonti inedite che contribuiscono ad una conoscenza più approfondita.
Punto di partenza dello studio, come evidenziato nel titolo, il ritrovamento di documenti usciti dalla segreteria particolare del Duce: alcune “Carte” scritte in preparazione della guerra coloniale etiopica (1935-1936), che avrebbe garantito la conquista di “un posto al sole”, e due lettere inedite, inviate la prima da Mussolini a Vittorio Emanuele III dopo l’incontro nel 1934 con Hitler a Venezia, e la seconda dal re al presidente del Consiglio Benito Mussolini, di cui il sovrano si dichiara, per indicarne la familiarità, “suo affezionatissimo cugino”.
Da qui la ricerca muove i primi passi e si estende alla nascita e allo sviluppo della brigata “Vittorio Avesani” che, operante sul Baldo e sui Lessini, si formò nel luglio 1944 come distaccamento della vicentina “Garemi”, e al suo comandante Gianpietro Marini che nel 1945 venne in possesso proprio di queste “carte”: circa 40 chili di documenti consegnati, a guerra finita, dall’ex capo della Provincia di Vicenza, Neos Dinale, direttamente a lui, nella certezza che ne avrebbe fatto un buon uso.
Attorno alla figura di Marini, nome di battaglia Gianni, verte la prima parte della pubblicazione: la sua fotografia campeggia in copertina, in uno scatto che lo ritrae nel 1948 in occasione della commemorazione al cippo della “Avesani” eretto sul crinale del monte Baldo. Nato a Treviglio e proveniente da una colta famiglia antifascista, fu sottotenente degli Alpini e si distinse tra i “diavoli bianchi” che combatterono in Russia; non aderì alla Repubblica di Salò ed accettò di unirsi ai partigiani ma, durante il periodo clandestino, non si iscrisse a nessun partito politico e, antifascista e anticomunista, tenne a precisare il carattere apartitico della brigata; fedele ai valori di libertà e di democrazia, mantenne sempre un atteggiamento moderato e riflessivo, contrario ad azioni avventate e irrazionali.
Segue la seconda parte, dedicata alle citate “Carte”, che l’autore arricchisce con illustrazioni tratte dalla Guida dell’Africa Orientale Italiana del 1938 e da fotografie d’epoca dell’Etiopia e dei suoi abitanti.
Ne esce un volume caratterizzato dal rigore storico e dalla prosa chiara, basata su documenti d’archivio, sulla letteratura esistente, sugli scritti di Marini e di Romano Marchi, commissario politico della “Avesani”, e su testimonianze orali.