A 15 anni compiuti, dunque nel suo sedicesimo anno, nel 370, Agostino dovette far ritorno a Tagaste, in quanto suo padre non era più in grado di pagargli gli studi. Stava però entrando nel vivo della adolescenza, da lui vissuta nel modo peggiore che si possa ipotizzare. Anzitutto, confida a Dio il suo travaglio con le amarezze che ne conseguirono: “Voglio ricordare le mie azioni vergognose del passato e le corruzioni carnali della mia anima, non perché io le ami, ma perché io ami Te, mio Dio. Per amore del tuo nome io faccio questo, ripensando le mie vie assai perverse nell’amarezza del mio ricordo, perché Tu mi conceda la tua dolcezza, o dolcezza non fallace, o dolcezza felice e sicura; e raccogliendo me dalla dispersione, in cui, ridotto a pezzi, mi sono allontanato da Te, mentre voltando le spalle a Te che sei l’Uno, io mi sono disperso nelle molte cose” (Confessioni II,1.1). Confida il suo travaglio: “Nel momento della mia adolescenza sono stato arso dal desiderio di saziarmi delle cose più basse e mi sono spinto ad inselvatichire in svariati e oscuri amori. Così andò in rovina la mia bellezza e divenni putredine davanti ai tuoi occhi (Signore), mentre piacevo a me stesso e desideravo piacere agli occhi degli uomini” (ibidem). D’ora in poi molti dei nostri adolescenti troveranno in Agostino, con la narrazione della sua turbinosa esperienza, un singolare interprete dei loro travagli interiori, delle loro scatenate scorribande e delle loro turpi avventure. Che cosa si sta facendo oggi per educare gli adolescenti ad essere sempre più padroni e non schiavi dei loro impulsi sessuali, in vista del loro domani da sposi o da consacrati? Si preferisce che diano libero sfogo alle libidini sessuali, con il rischio reale che si trasformino in veri e propri vizi irrefrenabili? Anche perché tutto oggi concorre al lassismo, in tutti i settori, ma specialmente nell’ambito della sessualità, inselvatichita da una cultura della trasgressione che irride i comportamenti che si ispirano, pur nella fatica, all’etica e alla morale sessuale, che dà dignità alla persona umana. Agostino si confessa, disarmato, davanti a Dio: “E che cos’era che mi procurava diletto, se non amare ed essere amato?… Non riuscivo a distinguere la serenità propria dell’affetto dalla caligine della libidine… Straripavo e ribollivo nelle mie fornicazioni” (Ivi II, 2.2). Amare ed essere amati fisicamente! È questa in buona sostanza la vampa di fuoco che divora chi entra nel mondo turbolento dell’adolescenza. Come aiutarlo a contenerla e ad indirizzarla ad un amore che va anche oltre la passione carnale?
† Giuseppe Zenti
Un’adolescenzatravagliata e turbinosa