Agostino più che dalla scuola era attratto dal gioco della palla. Di conseguenza, a scuola non di rado si mostrava pigro nell’applicazione e svogliato. In quel caso, il maestro non esitava a percuotergli le mani con una verga. Se ne infastidiva, proprio perché si sentiva costretto allo studio delle lettere, che in questa prima fase scolastica corrispondeva ad un di presso alla nostra scuola primaria (elementari). 
Si sa che il gioco fa parte delle “attività” proprie dei bambini e dei ragazzi. Anche oggi il gioco può prevalere nell’animo dei fanciulli. Come aiutarli a coniugare sapientemente scuola-studio-gioco? Si potrebbe, a questo punto, inserire anche una ulteriore osservazione di attualità. Qualche alunno si distrae durante le lezioni perché plusdotato! I docenti, ovviamente, devono tenere il passo dell’intera scolaresca. I plusdotati, però, sono a rischio di annoiarsi, se non sono costantemente incalzati rispetto alle loro capacità. Come risolvere questo inghippo didascalico? Da vescovo, Agostino riconoscerà: “Pur fanciullo così piccolo, ero già un grande peccatore”. Sul senso del dovere ebbero, infatti, il sopravvento i giochi e la passione curiosa per gli spettacoli. Come a dire che era un ragazzo alquanto irrequieto. Certo, i metodi usati allora per costringere all’attenzione fanno parte di un lontano passato. Forse oggi si sono rovesciate le posizioni pedagogiche: guai a fare osservazioni a un alunno! Probabilmente occorrerà focalizzare la pedagogia, in famiglia e a scuola, sul parametro del vero bene di un figlio o di un alunno, anche con qualche intervento quanto meno correttivo e con qualche “no” motivato, nel segno della corresponsabilità educativa. Come minimo si auspica che i genitori non si schierino in prima battuta dalla parte dei figli quando i docenti sentono il dovere di muovere loro delle osservazioni o di fare delle correzioni. Sempre con buon senso, ovviamente. Nonostante il suo essere alquanto libertino, fin dalla fanciullezza aveva imparato a fare il segno della croce e custodiva in cuore una certa qual fede in Cristo, senza trovare opposizione da parte di suo padre che era un pagano. Il merito fu tutto di sua madre Monica. 
C’è da chiedersi se anche oggi i genitori si premurano di insegnare ai figli almeno a farsi il segno della croce, ad esempio appena svegli o prima dei pasti, spiegandone loro il significato e a far loro percepire l’importanza della fede in Gesù Cristo, di cui far conoscere almeno i messaggi essenziali. Ciò che si apprende in famiglia da bambini rimane impresso in tutta la vita, anche se travagliata.
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:
In fase di aggiornamento...

w-fullw-full