Correva l’anno 384. Trentesimo di Agostino. Eccolo giunto a Milano, carico della prestigiosa incombenza di docente di retorica nella capitale dell’impero. A Milano andava ad ascoltare il suo Vescovo, Ambrogio. Ambrogio lo prese in simpatia: “Quell’uomo di Dio mi accolse paternamente. E io cominciai ad amarlo, in un primo momento non come maestro di verità, che io non speravo di trovare nella tua Chiesa, ma come uomo che mostrava benevolenza verso di me” (Confessioni V,13.23). Quanto è perennemente vera e attuale la via della benevolenza, che propizia un accostamento carico di umanità! Agostino nei primi tempi apprezzava il vescovo Ambrogio, oltre che per la benevolenza mostrata nei suoi riguardi, anche per la sua arte oratoria, benché, a suo dire, fosse meno accattivante e divertente di quella di Fausto. Annota, tuttavia: “Per quanto riguarda i contenuti, non c’era paragone: infatti, quello (Fausto) andava vagando nelle false favole manichee, questo (Ambrogio), invece, dava i più salutari ammaestramenti di salvezza” (Ibidem). Precisa: “Mentre aprivo il cuore per accogliere le belle parole che diceva, entrava insieme ad esse anche la verità che diceva, sebbene a poco a poco” (Ivi V,14.24). A questo punto, “dubitando di tutto, come fanno gli Accademici… decisi di abbandonare anche i Manichei” (Ivi V,14.25). Ed ecco rientrare in scena sua madre Monica: “Io camminavo nelle tenebre. Mia madre, forte del suo amore, era venuta da me, seguendomi per terra e per mare… Mi trovò in uno stato di grave pericolo, in quanto ero disperato di poter indagare la verità. Quando tuttavia le dissi che non ero più manicheo, ma che non ero nemmeno cristiano cattolico, esultò di gioia non come se udisse qualche cosa di impensabile, ma per il fatto che si sentiva ormai sicura per quell’aspetto della mia miseria per il quale piangeva davanti a Te… Io non avevo ancora raggiunto la verità, ma mi ero ormai sottratto all’errore… Mi rispose con tranquillità e con il petto pieno di fiducia che lei credeva, in Cristo, che prima di migrare da questa vita, mi avrebbe visto fedele cattolico” (Ivi VI,1.1). Monica frequentava ogni giorno la chiesa per la preghiera. Annota Agostino: “Quando egli (Ambrogio) mi vedeva, mi esprimeva i suoi elogi su di lei e si congratulava con me di avere una simile madre, senza però sapere quale figlio ella avesse” (Ivi VI,2.2).