Agostino aveva aderito alla setta del Manicheismo, una setta decisamente e accanitamente anticattolica. Nel frattempo la madre, Monica, che da Tagaste, dopo la morte del marito Patrizio, era giunta a Cartagine per stargli vicino, si era molto preoccupata nel venir a sapere che il figlio aveva aderito al Manicheismo. Anzi, piangeva, rifiutando di abitare assieme a lui: “Rivolta a Te (Signore) mia madre, tua fedele, piangeva per me, più di quanto le madri piangono per la morte corporale (dei figli). Lei infatti vedeva la mia morte dal punto di vista della fede e dello spirito, che aveva da Te, e l’hai esaudita, Signore. L’hai esaudita e non hai disprezzato le sue lacrime, quando come un fiume irrigavano la terra sotto i suoi occhi in ogni luogo della sua preghiera: Tu l’hai esaudita” (Confessioni III,11.19). Confortata anche da un sogno premonitore, nel quale aveva visto su un regolo (la regola della fede) “splendido e gioioso” un giovane che le segnalava accanto a sé sullo stesso regolo Agostino: “dove era lei, proprio là c’ero anch’io” (Ibidem), accettò di vivere assieme ad Agostino (Cfr. ivi). Si sentiva, però, talmente angosciata dal pensiero che suo figlio fosse caduto nella rete del Manicheismo che, avendo incontrato un vescovo di Cartagine, lo aveva supplicato e sollecitato a stare vicino al figlio per distoglierlo dalla setta. A forza di insistere, lo esasperò. E la licenziò con parole da seccato subito, ma, alla conclusione, di speranza: “Lascialo lì. Soltanto prega per lui il Signore. Scoprirà da lui stesso quale sia il suo errore. Vattene da me. Non può accadere che il figlio di queste lacrime possa andar perduto” (Ivi III,12.21). In questa vicenda si può immaginare la sofferenza e l’angoscia di quelle madri e di quei padri che vedono i figli allontanarsi dalla Chiesa, dove li avevano indirizzati, anche con il loro esempio. Proprio in forza del loro amore per il figlio, essi si appellano a chiunque, a loro parere, li potrebbe aiutare a farlo uscire dalla crisi. Ma alla fine, in genere sono costretti a rassegnarsi di fronte alla reale situazione, inamovibile per il momento, sospinti ad affidarsi esclusivamente alla preghiera e, in ogni caso, intensificando e qualificando la propria presenza amorevole. Pur con il cuore sanguinante. E con un animo sopraffatto dal senso di impotenza e di amarezza. Senza comunque perdere ogni frammento di speranza: la vita riserva tante sorprese, che Dio conosce e preordina al bene spirituale delle persone.
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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