Proprio nella piena adolescenza di Agostino anche il branco ci mise del suo. Agostino doveva dimostrare di non essere inferiore a nessuno in fatto di disordine morale sessuale: “Fra i miei coetanei mi vergognavo di essere meno spudorato di loro, quando li sentivo vantarsi delle loro turpitudini e tanto più gloriarsi quanto più erano turpi. E mi piaceva fare come loro, non solo per il piacere di farlo, ma anche per riceverne lode. Per non riceverne disprezzo, diventavo ancor più vizioso. E quando non avevo commesso alcuna azione con cui potermi uguagliare a quei corrotti, fingevo di aver fatto cose che non avevo fatto, in modo da non apparire tanto più spregevole quanto più ero innocente, e di non essere giudicato tanto più vile quanto più ero casto” (Confessioni II,3.7). Il branco! Anche Agostino ne ha fatto l’esperienza devastante. Quanto oggi incide nella vita di tanti adolescenti? Fino a quale voragine di devianze di ogni genere è in grado di condurre, specialmente se il capo branco è davvero malvagio, secondo il principio che una mela interamente marcia ne marcisce un cesto? Perché il branco esercita tanto fascino sugli adolescenti? Che cosa sono chiamati a fare i genitori quando vengono a sapere che un figlio è già preda del branco, trascinatovi dentro magari per ingenuità o per una chat azzardata? In Agostino adolescente era poi subentrato il gusto della trasgressione. Ne è prova il furto delle pere, fatte cadere da una pianta situata nei pressi della sua casa, dove, peraltro, ne aveva di migliori. Ecco il fattaccio. Era ormai notte. Stava tornando verso casa in compagnia del suo branco di amici, con i quali si era intrattenuto a lungo a giocare nella piazza. Imbattutisi in una pianta di pere, insieme la devastarono, buttando poi ai porci quei frutti ancora acerbi (Cfr. Ivi II,4.9). Potremmo denominare quel “furto” una “minimaranza” per quel tempo? Con quel gusto diabolico di distruggere per distruggere! Del furto Agostino si compiacque, anche perché era stato compiuto con la complicità del branco, per il solo gusto di fare qualche cosa di illecito: “Che cosa ho amato in quel furto? Poté forse (su di me) liberamente ciò che non era lecito, non per altro motivo se non perché non era lecito?” (Ivi II,6.14). Davvero Agostino non è nato santo! Proprio nei nostri tempi assistiamo a gravi fenomeni di trasgressione e di assurdo vandalismo compiuto da branchi di adolescenti. E pare che ci troviamo impotenti di fronte alle loro malefatte. Che cosa sta a monte di tale fenomeno? Come intervenire sul piano educativo?
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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