Agostino diciottenne è preda di due tentacoli: l’adesione al Manicheismo e la convivenza con una donna scovata nel suo vagabondare per Cartagine. Agli inizi del quarto libro delle Confessioni traccia una sintesi della sua adesione al Manicheismo: “Nel corso di questi nove anni, dai diciotto ai ventisette della mia vita, ero sedotto e seducevo, ero ingannato e ingannavo. Ero superbo; ero superstizioso. Inseguivo la vanità della gloria fino agli applausi teatrali, alla frivolezza degli spettacoli. Facevo queste cose con i miei amici, ingannati da me e con me” (Confessioni IV,1.1; 2.2). Da notare, tuttavia, che Agostino non superò mai la fase dell’essere un “uditore”, pur da neofita carico di passione nel divulgare la dottrina del Manicheismo, e mai divenne un “eletto”, cioè un “santone”. Agostino, intanto, portati a termine brillantemente i suoi studi, aveva avviato a Cartagine una scuola di retorica. E facendone memoria, provava una certa vergogna e un certo disgusto dello stato d’animo con cui agiva: “In quegli anni insegnavo l’arte della retorica e, vinto dalla cupidigia, vendevo l’arte della loquacità per far vincere. Insegnavo loro non solo a difendere gli innocenti, ma anche a salvare la vita dei colpevoli” (Ibidem). Nell’arte della retorica Agostino mirava ai guadagni. Nel contempo, Agostino aveva legato la sua vita a quella di una donna, che sarà sua compagna di vita per 14 anni, fino alla soglia della sua conversione: “In quegli anni avevo un rapporto con una donna, non conosciuta con quel genere di coniugio che è detto legittimo, ma che il mio ardore vagabondo e privo di prudenza aveva scovato. Però ne avevo una sola, alla quale mantenevo fedeltà coniugale. In tale condizione ero in grado di sperimentare, sulla mia pelle, la distanza che esiste tra la modalità del legame coniugale, che sia stato federato al fine della generazione e il patto di un amore libidinoso, dove nasce la prole anche contro il desiderio, benché una volta nata costringa ad essere amata” (Ibidem). Ecco il fenomeno, oggi dilagante, delle convivenze, come un fatto normale, di costume! Agostino ancora non aveva avuto coscienza della diversità tra convivenza e matrimonio, come tante delle coppie attuali di conviventi. Ci sarebbe da riflettere su tale fenomeno, anche perché un legame affettivo sempre in procinto di sfilacciarsi, come è tipico del legame tra conviventi, generalmente crea malessere nella “coppia” e drammi su drammi nel cuore degli eventuali figli. I figli, infatti, hanno il diritto di nascere da una coppia di genitori che si ama davvero nella sicura fedeltà. Ne va della qualità della loro vita!
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona